Ciao a tutti! Mi chiamo Stefania. Sono sarda. Sono nata e cresciuta a Cagliari per i primi 19 anni della mia vita. Da quando ho lasciato la Sardegna, perché i miei si erano trasferiti in provincia di Piacenza, non ho più vissuto per così tanto tempo in un solo posto. Ho lasciato l’Italia per la prima volta per un corso di inglese a Cambridge. Tre settimane che non mi hanno aiutato molto ad imparare la lingua, ma che mi hanno convinto a fare domanda per l’Erasmus in Inghilterra. L’Erasmus si che mi ha cambiato la vita!

Da quando ho fatto l’Erasmus nel 1994/95 ho lasciato l’Italia più volte. L’ultima volta che sono tornata a vivere in Italia l’ho fatto perché il mio futuro marito aveva trovato un buon lavoro in provincia di Bergamo (io invece cercavo lavoro a Londra!) e avevamo deciso che ci saremmo sposati appena uno di noi avesse trovato un lavoro a tempo indeterminato e con uno stipendio che potesse sostenere entrambi. Siamo stati in Italia per 5 anni e poi la ditta di mio marito lo ha trasferito in Svizzera. Era il giugno del 2005 e io avevo 33 anni.

Ho 44 anni e sono sposata da quindici anni con Antony, indiano malesiano, conosciuto quasi ventun anni fa in Inghilterra all’università, ed ho un figlio di dodici anni. Adesso viviamo ad Hong Kong.

Di cosa ti occupavi nella tua città?

Quando ho lasciato l’Italia l’ultima volta facevo la mamma perché il costo degli asili nido era più alto del mio stipendio. Non aveva senso non guadagnare niente ed anzi dover pagare parte della retta anche con lo stipendio di mio marito e lasciare il mio bambino per tutto il giorno con estranei. Prima lavoravo nel Marketing comunicazione.

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Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? Non hai pensato di fare lo stesso nella tua città o in Italia?

Abbiamo lasciato l’Italia per il lavoro di mio marito, ma sinceramente io ero tornata in Italia solo per seguire lui quindi non mi è dispiaciuto. Quando mi sono laureata ho detto ai miei genitori che non avevo intenzione di tornare a vivere in Italia perché lì non riuscivo a vedere un futuro per me. Ho studiato Scienze Politiche ed avevo scelto l’indirizzo politico-internazionale proprio perché volevo cercare opportunità  di lavoro all’estero. I 5 anni in Italia con mio marito, purtroppo, mi hanno solo convinto che la mia scelta iniziale era quella giusta. Quando c’è stato il crollo delle aziende IT nel 2001 la sede italiana della multinazionale canadese per la quale lavoravo ha chiuso ed io mi sono ritrovata, trentenne e sposata, a cercare lavoro. Non posso neanche contare tutte le volte che mi è stato chiesto se avevo intenzione di avere figli o le volte che mi è stato fatto notare che vista l’età il mio orologio biologico avrebbe certamente cominciato a fare tic tac mentre lavoravo per loro.

Perché hai scelto Hong Kong?

Non ho scelto una destinazione precisa, ho seguito mio marito dalla Svizzera ad Hong Kong, poi in Corea e Malesia e poi, finalmente, di nuovo ad Hong Kong. Noi speriamo di poter vivere ad Hong Kong almeno fino alla fine della scuola di mio figlio e poi si vedrà. La seconda volta che ci siamo trasferiti ad Hong Kong è stata una scelta consapevole da parte di entrambi. Entrambi avevamo un lavoro in Malesia ed entrambi avremmo dato qualsiasi cosa per tornare qui. Abbiamo scelto Hong Kong per le possibilità di lavoro, per la qualità delle scuole internazionali, perché la criminalità è molto bassa, perché ci siamo sempre sentiti ben accolti, perché avevamo amici cari che vivevano qui, perché si parla inglese, perché  le tasse sono solo il 16% del reddito e per tantissime altre ragioni…

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia?

Sono stata molto colpita dal multiculturalismo che avevo trovato in Inghilterra ed in Australia (ho fatto un mini-master a Melbourne) e poi ho sempre desiderato vivere in paesi diversi. Io non amo viaggiare e vedere quanti più posti possibili, però amo vivere in posti diversi.

Le tue previsioni sono state soddisfatte?

Si, non tutti i paesi in cui ho vissuto mi sono piaciuti e da uno siamo andati via dopo solo 9 mesi, ma in tutti ho imparato cose nuove e realtà di vita diverse. Non mi sono mai pentita di aver lasciato l’Italia e devo dire che non mi manca perché tutte le estati torno da mia madre per il mese e mezzo delle vacanze estive e l’Italia vissuta da turista è sempre una meraviglia! Tra l’altro qui non  ho neanche problema con il cibo perché si trova di tutto… trovo anche la fregola sarda!

Conoscevi già le lingue straniere?   

Ho studiato inglese e francese all’università, ma quando sono partita per l’Erasmus non ero in grado di parlare niente altro che l’Italiano. Dopo L’Erasmus il mio Inglese è decisamente migliorato, ma ho lavorato molto per arrivare al livello presente.  Non è necessario sapere l’inglese quando si lascia l’Italia, ma qui ad Hong Kong è difficile se non impossibile trovare lavoro senza parlare l’inglese…A meno che non parliate il Cantonese o il Mandarino…

Cosa fai adesso?

Sono insegnante di sostegno in una scuola internazionale. Se quando ero al liceo classico (che avevo scelto anche perché si faceva inglese solo i primi due anni) mi avessero detto che avrei insegnato in inglese e anche preso un certificato per insegnare la lingua, li avrei presi per matti, ma, come dice mia madre, io sono una testarda nata e non mi arrendo facilmente.

Ho anche cominciato a scrivere per le Donne che emigrano all’estero perché alcune delle donne dell’Associazione donne Italiane di Hong Kong leggevano questi articoli e vedendoli in Facebook ho cominciato a leggerli anche io. Mi sono ritrovata in  tantissime di quelle storie e ho contattato Katia chiedendo se aveva bisogno di qualcuno che scriveva da Hong Kong. Il resto è storia… Posso dire che ho imparato molto in questo periodo di collaborazione e continuo a leggere le storie delle altre donne e ad impersonarmi con le loro avventure.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Quando ho lasciato l’Italia la prima volta per vivere in Svizzera, la difficoltà principale è stata la lingua perché vivevamo nella Svizzera tedesca ed io non parlavo il tedesco e tanto meno il tedesco svizzero. Qui ad Hong Kong non ho mai avuto grosse difficoltà, ma contate che il reddito principale è quello di mio marito ed io solo con il mio lavoro non riuscirei a vivere qui! Hong Kong è una città facile da vivere e da conoscere, ma è una delle più costose nel mondo.

A parte tutto, ma quello non dipende dal paese dove vivi, la cosa più difficile è perdere qualcuno quando sei via. Mio padre era molto malato e 5 anni fa è morto. Non sono riuscita ad arrivare in tempo per rivederlo perché  a quel tempo vivevo in Corea. Questa è decisamente la parte più difficile della lontananza.

Ti sei integrata ad Hong Kong? E dopo quanto tempo?

Nel giro di pochi mesi conoscevo bene la città e mi muovevo a piedi e con i mezzi senza problemi. Mi ero comprata un libro con piccole mappe di tutta la città e con i nomi delle vie e dei palazzi in inglese ed in Cantonese (il dialetto cinese parlato ad Hong Kong) ed ho cominciato ad esplorare la città. Qui è tutto molto semplice. Pensate che le tasse si pagano all’ufficio postale.

Cosa ti piace e cosa meno di Hong Kong?stefania_hong kong (5)

Se me lo aveste chiesto la prima volta che ho vissuto qui forse la lista della cose che non piacevano sarebbe stata più lunga, ma questa volta è diverso. Sapevamo cosa c’era che non ci piaceva e abbiamo scelto di tornare. E` un po’ come quando ami veramente una persona anche i suoi difetti diventano più caratteristiche del suo carattere che difetti. Ma venendo alla lista… Quello che non mi piace di Hong Kong è l’umidità (arriviamo anche ad avere 100% di umidità!), l’inquinamento (che per una che soffre di asma come me non è l’ideale), il fatto che la maggior parte delle case non ha il riscaldamento (è vero che per la maggior parte dell’inverno le temperature sono sui 17/18 gradi, ma i giorni in cui il termometro scende fa cosi freddo in casa che anche le idee ti si gelano prima di formarsi!) e sicuramente i prezzi delle case paragonati alla metratura (sono altissimi!!!).

Ti manca la tua città natale? Cosa o chi?

Ho lasciato la mia città natale quando avevo 19 anni e ci torno solo per pochi giorni in vacanza perché tutti i parenti (tranne mia madre ed un fratello) sono ancora là. Lasciare Cagliari è stata un’esperienza prima sconvolgente, perché ero convinta che avrei vissuto lì per sempre, ed allo stesso tempo formante (anche se durante il primo anno non me ne sono resa conto) perché mi ha insegnato che gli affetti rimangono anche se si è distanti e che non si può rimanere attaccati alla propria terra anche se non senza viverci. La Sardegna è sicuramente l’unico posto dove sento di appartenere, ma questo non vuol dire che non riesca ad apprezzare e ad amare anche i nuovi posti. Così come si ha posto nel nostro cuore per amare tante persone diverse, così possiamo apprezzare tanti posti diversi.

Cosa diresti a chi è rimasto nella tua città natale e quali consigli a chi vuol vivere fuori dall’Italia?

Questo non lo direi solo ai sardi, ma a tutti gli italiani, vivete anche per poco in un altro paese. Viaggiare e vivere all’estero con una mente aperta aiuta a crescere. A me ha decisamente aiutato! Comunque è sempre meglio sapere la lingua del paese dove si vuole andare a vivere e se non si conosce bisogna mettere in conto di fare sacrifici accettando qualsiasi tipo di lavoro mentre si fa un corso di lingua.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Sinceramente non saprei. Ho il desiderio di tornare in Europa quando saremo in pensione, ma è solo un desiderio che può cambiare. Ho imparato che noi possiamo decidere quello che vogliamo, ma non sempre poi tutto si svolge come vorremmo noi.

Come e dove ti immagini in futuro?

Immagino il mio futuro possibilmente con a fianco l’uomo che amo e se possibile anche mio figlio abbastanza vicino da vederlo almeno una volta all’anno. Dove? Forse in Europa o anche in Italia o forse no… Vedremo…

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Mio figlio parla perfettamente l’Italiano e scrive e legge come un ragazzo nato e cresciuto in Italia.  Tengo molto che conosca la nostra lingua e la nostra cultura e che si trovi bene in Italia quando torniamo per le vacanze.

Hong Kong è multiculturale?

Decisamente si! Hong Kong è una città dove penso tu possa trovare tutte le nazionalità esistenti o quasi e non solo, la scuola di mio figlio, dove io insegno, punta molto sulla internazionalità dei ragazzi ammessi, così che la maggior parte dei bambini ha più di una nazionalità.

Differenze tra l’Italia e Hong Kong?

Le cose che mi vengono in mente subito sono: sicuramente la facilità di vivere qui. La burocrazia è efficiente, le tasse sono basse e c’è pochissima criminalità.


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