Sono Marina, nata e vissuta a Bologna per venticinque anni. Dal settembre 2011 mi sono trasferita a Cardiff, la capitale del Galles, per fare un dottorato presso la Scuola di Giornalismo.

Di cosa ti occupavi nella tua città?

A Bologna mi sono laureata in Filosofia, poi specializzata in Semiotica. Per mantenermi agli studi al pomeriggio ho lavorato per diversi anni come istruttrice di nuoto per bambini e adulti.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? Non hai pensato di fare lo stesso nella tua città o in Italia?

A quattordici anni, dopo una vacanza studio vicino a Londra, mi sono promessa che un giorno avrei vissuto per qualche anno nel Regno Unito. Come primo viaggio all’estero ero rimasta incantata dai paesaggi, il colore verde brillante dei prati e la lingua inglese. Ma questa è la versione piu romantica. La verità è che mi era stato più volte consigliato di proseguire gli studi con un dottorato di ricerca. Senza avere le idee troppo chiare, dopo la mia specialistica mi convinsi che questa sarebbe stata una buona idea. Non ho neanche tentato di partecipare al bando di dottorato nel mio ateneo o in altre città italiane. Forse l’avrei vinto o forse no. Non so come sarebbe stata la mia vita da dottoranda in Italia. Me lo sono chiesta spesso.

Perché hai scelto Cardiff?

L’università di Cardiff aveva accettato la mia domanda di candidatura al programma di dottorato e avrei ottenuto una parziale borsa di studio.

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia?

Ho sempre viaggiato molto in Europa partecipando a progetti di volontariato internazionale di diverse settimane nei periodi estivi. Poi avevo anche fatto un Erasmus in Danimarca. Ero anche già stata a Cardiff alcuni giorni e nel Regno Unito diverse volte. Insomma, partivo già relativamente “preparata” per una avventura di vita all’estero, anche se non si è mai, forse, preparati abbastanza.

Cosa fai adesso?

Cerco di finire la mia tesi di dottorato e lavoro in dipartimento come assistente di ricerca.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

All’inizio di una vita in un altro paese si possono passare momenti di profonda solitudine e spaesamento. Bisogna cercare di affrontarli imparando innanzitutto a stare bene con se stessi, nonostante i momenti di sconforto. E poi bisogna anche imparare a capire quando è il caso di chiedere aiuto e a investire tempo in amicizie o relazioni sociali salutari.

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Ti senti integrata?

La parola ‘integrazione’ mi ha sempre lasciato perplessa. Mi piace molto una citazione da un bel racconto di Gabriella Kuruvilla in cui un personaggio di origine straniera che vive a Milano si domanda: “Non ne posso più di questa storia dell’integrazione: ma secondo te gli Italiani sono integrati in Italia? Io vivo qui da sette anni circa e ne ho incontrati un sacco che non solo non sono integrati in Italia ma neanche in loro stessi.” Ecco, io non so se sono più integrata a Cardiff o a Bologna. Quando torno a Bologna, mi sento integrata rispetto al mio passato, là ho (quasi) tutti i miei affetti, gli amici di una vita, i miei ricordi. Ma non c’è il mio presente – che è a Cardiff. Dove però manca la mia storia, il mio passato.

Cosa ti piace e cosa meno  di Cardiff?

Mi piacciono i parchi e le aree pedonali del centro. Mi piace il senso di libertà che si respira in alcune città del Regno Unito, prima tra tutte Londra: una maggiore libertà da (pre)giudizi e la diversità di stili di vita.

Della famosa British politeness forse, ne farei a meno. Trovo che spesso nasconde un velo di ipocrisia e diventa difficile leggere i veri pensieri e le intenzioni delle persone.

Ti manca la tua città natale? Cosa o chi?

Mi manca, qualche volta, parlare la mia lingua, incontrare una amica o mia sorella in centro e fare una passeggiata sotto i portici di Bologna. Mi manca “la piazza” storica che ogni città o paesino di Italia possiede. E che invece manca in molte città anglosassoni dove il centro cittadino corrisponde al centro “commerciale” fatto prevalentemente di negozi e catene di ristoranti.

Cosa diresti a chi è rimasto in Italia e quali consigli a chi vuol vivere all’estero?

Credo che vivere fuori dall’Italia deve essere una scelta molto ragionata. Spesso i problemi che si pensa di risolvere “scappando” ce li portiamo dietro con noi. Tutti sappiamo che il famoso El Dorado non esiste, si può essere molto felici in Italia come altrove. Tutto sta nella giusta predisposizione alle difficoltà, che ci sono ovunque. Nel non darsi per vinti e nel trovare soluzioni alternative e magari creative ai problemi che si incontrano: thinking outside the box.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Ho sempre pensato che quella del dottorato all’estero fosse una esperienza di qualche anno. Certo, mi piacerebbe tornare e mettere le competenze acquisite a disposizione del mio paese.

Come e dove ti immagini in futuro?

Mi sento una cittadina europea, quindi sicuramente in Europa. Spero, quindi, anche un po’ in Italia.

Cardiff è multiculturale?

L’immigrazione è un fenomeno consolidato nel Regno Unito. Cardiff è per tradizione una città multiculturale visto il suo passato di grande snodo commerciale ai tempi del commercio del carbone. La presenza di studenti da tutto il mondo, poi, è un’altra importante componente che contribuisce ad arricchire la vita e la cultura della città.


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