Ciao! Mi presento: mi chiamo Eva e sono nata a Padova 41 anni fa. In Italia avevo un lavoro discreto che svolgevo da otto anni, una famiglia piccolissima (mamma, nonno e nonna) e pochi cugini però li amo tutti tantissimo, amiche e amici fantastici che adoro perché ancora adesso sento il loro affetto e gliene sono grata (considero anche loro parte della mia famiglia), avevo un appartamento piccolo, ma carino, e facevo parte di una compagnia teatrale… Però… però… mi mancava una parte di me. Mi mancava così tanto che ero felice a metà. Per fortuna le persone che mi erano accanto mi hanno capito quando ho detto “scusatemi ma io vado in America dal mio amore”.

Sono partita all’età di 37 anni senza sapere l’inglese, parlando solamente italiano e spagnolo poiché mio marito è di origini messicane e quando ci siamo conosciuti abbiamo cominciato così: tra spagnolo e italiano, poi lui ha imparato benissimo l’italiano… salto tutta la nostra storia d’amore perché altrimenti dovrei intrattenervi troppo…

Così detto-fatto: vado in Florida, a Tampa, e qui ci vivo da tre anni ormai. All’inizio sembra il paradiso: abitazione vicino al mare con palme e spiaggia bianca; un giorno, però, mio nonno si ammala e non l’ho più rivisto. Il dolore che provo ed ho provato di non avergli detto un’ultima volta che lo amavo è stato forte, lo porto dentro nel mio cuore e non posso descriver quanto fossi legatissima a lui. Da quel momento cado un po’ in depressione e le difficoltà nel comunicare e non conoscere nessuno mi pesa ancor di più. Solamente una notizia mi ha dato la forza di andare avanti: resto in attesa di una bimba! Non é stato facile perché non sapevo nulla della sanità che negli States é molto diversa da quella italiana: ringrazio Dio che mio marito lavora per lo Stato e la nostra assicurazione è più che buona. L’ospedale dove ho partorito é bellissimo: ci sono camere come in albergo e in sala travaglio mi hanno lasciato mettere la musica e le candele per farmi sentire più a mio agio possibile.eva bortolotto (2)

Al giorno d’oggi ho imparato a “parlocchiare” inglese ma certo non bene, ma per fortuna qui ci sono moltissimi cubani e lo spagnolo é direi quasi importante come l’inglese. Sono riuscita a stringere anche alcune amicizie anche grazie a facebook e al gruppo “Italiani a Tampa”. Peccato che proprio ora che tutto gira per il verso giusto, io debba andarmene: tra un mese, infatti, mi trasferirò in Maryland e lì mi aspetta una nuova avventura.

In America mi sento libera da tantissimi condizionamenti che mi pesavano in Italia: nessuno qui ti giudica in base all’aspetto o a come sei vestito o se hai la macchina di lusso ecc… qui puoi esprimere il tuo estro come ti pare, ma attenzione: in America non si sgarra con le regole e tutti le accettano, anche questo mi piace molto perché tantissime etnie diverse si rispettano e rispettano le regole del Paese che ti ospita.

Mi piace il fatto che i figli crescano in un mondo multirazziale ma ordinato e rispettoso. C’é molto amore per la patria e tutti sono molto disponibili ad aiutare: ad esempio per un problema al ginocchio avevo le stampelle e decisi di andare a fare una breve passeggiata… si fermarono tre macchine per chiedermi se avessi bisogno d’aiuto, invece quando andai in Italia nessuno mi aiutò nemmeno ad aprire la porta per uscire dal bar, e addirittura in Chiesa dei ragazzi fecero il giro lungo pur di non aiutarmi. Una volta scivolai dalla scala mobile di un centro commerciale e si fermarono a decine per aiutarmi; arrivò la polizia, l’ambulanza e addirittura mi chiesero se avessi voluto denunciare il centro commerciale. Io ero imbarazzata e stupita dalla tempestività e dallo scalpore per esser semplicemente scivolata!

L’ America é un minestrone di opposti: gli americani sono molto socievoli ma possono essere anche razzisti, sono molto disponibili ad aiutare ma ti sparano se suoni in macchina per il traffico (mio marito, infatti, mi ha proibito di suonare il clacson o dire parolacce in macchina). Qui guidano da cani e potrei andare avanti per ore… Questa é la terra dove ancora si crede nel sogno americano, si respira tanto patriottismo e c’è molto orgoglio di far parte di questa nazione e questo nazionalismo fa da collante: tutti diversi per etnie e culture ma uniti sotto la stessa bandiera! Se mi manca l’Italia? Sì certo, vivo sempre con il cuore a metà! Il nostro sogno é un giorno poter tornare per un po’, magari far studiare in Italia i nostri figli…

Non é facile vivere all’estero, bisogna cercare il buono in ogni situazione. Qual è il mio buono? Una bimba che corre per casa e una vita che cresce nella mia pancia… Io ho scelto la mia famiglia alle certezze della mia patria e al calore di casa mia e sono felice così!

In bocca al lupo a tutti e buona vita, Eva.


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