Ciao Mi chiamo Claudia e sono piemontese. Vivo a Milwaukee negli USA. Ho un marito italiano come me, con cui ho iniziato e continuato la mia esperienza all’estero. Ho una figlia ventenne nata negli USA.  Insegno italiano all’università ed ho un blog “ Un’alessandrina in America”

Di cosa ti occupavi nella tua città?

Sono/ero farmacista e lavoravo in una farmacia comunale

 Quando sei andata via? 

Sono partita a 33 anni nel febbraio del 1995

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero?

Ho seguito mio marito a cui era stata offerta una bella opportunità di lavoro all’estero per l’azienda per cui lavorava e lavora tutt’ora.

claudia-america Non hai pensato di fare lo stesso nella tua città o in Italia?

Stavamo benissimo in Italia ed avevamo entrambi un bel lavoro ed una bella casa: siamo partiti per spirito di avventura, per dare una spinta alla carriera di mio marito e perchè ci siamo detti che se non lo facevamo allora non l’avremmo mai più fatto, non avevamo figli e doveva essere un periodo di permanenza all’estero breve, infatti io avevo preso l’aspettativa per non rischiare di rimanere senza lavoro se non ci fosse piaciuto vivere lontano e avessimo voluto tornare.

 

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia?

Sono partita piena di curiosità e senza particolari aspettative se non quella di imparare dagli altri, avvicinarmi ad una cultura diversa e diventare cittadina del mondo.

 Le tue previsioni sono state soddisfatte?

Sono ancora qui, quindi sì.

Conoscevi già le lingue straniere?

Avevo studiato inglese a scuola, ma non lo usavo da anni e soprattutto non lo capivo. Ho fatto corsi ESL (english as second language) poi ho avuto una figlia negli USA e abbiamo comprato casa. Dico sempre che quei due fatti, hanno dato un’accelerata vertiginosa al mio inglese: non c’è niente di meglio della necessità per sforzare una persona a parlare e a darsi una mossa.

Cosa fai adesso?

Insegno italiano come lettrice all’università.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Secondo me parlare una lingua non tua e la solitudine sono da mettere al primo posto: 20 anni fa non c’erano skype e whatsapp. Le ho superate mettendoci tutta la faccia tosta di cui ero capace, pensando che ero io che dovevo buttarmi,  non dovevo aspettare che gli altri mi cercassero. Se avessi avuto quell’atteggiamento sarei ancora sola. Parlavo con tutti, mi buttavo con il mio inglese primordiale e sono riuscita ad instaurare belle amicizie anche usando i gesti (meno male che tutti dicono che noi italiani gesticoliamo, è vero: a me è servito!)

Ti sei integrata negli Stati Uniti?

Ci siamo trasferiti dopo alcuni anni da un’altra parte degli USA, ma ora sono 15 anni che vivo qui e sono totalmente integrata: questa è casa.

Cosa ti piace e cosa meno del Milwaukee?

L’inverno è la cosa che mi piace di meno in assoluto. Se non fosse per quello, la città è molto bella e la gente del Midwest è molto cordiale.

Ti manca la tua città natale? Cosa o chi?

Chi: Mi mancano la mia famiglia e gli amici di “prima”. Questi amici però sono ancora lì, quindi quando andiamo in Italia ci vediamo sempre e sembra che non siamo mai partiti.

Che cosa: niente ormai. Per anni avrei detto la città in sè, i rumori, le persone, la vita italiana, ora non più.

Cosa diresti a chi è rimasto nella tua città natale e quali consigli a chi vuol vivere fuori dall’Italia?

Per partire o restare ci vuole coraggio, in entrambi i casi. Per partire bisogna essere in grado di aprirsi al mondo e alle nuove esperienze. Se uno comincia a vivere con la nostalgia di questo o quest’altro che ha lasciato indietro e non trova una soluzione nel nuovo paese, vivrà male sempre ed è meglio che ritorni indietro. A chi rimane direi di cambiare l’atteggiamento verso chi parte, che se anche uno lo fa per scelta, ci sono momenti duri e la solitudine in agguato. Si parte per mille motivi e sono tutti validi.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Non lo so, ma non credo. La mia vita è qui ormai. Mia figlia è ormai grande ed è totalmente americana, non verrebbe mai in Italia.

Come e dove ti immagini in futuro?

Non lo so, invidio chi riesce a fare piani. Io mi accontenterei di sapere dove sarò la prossima estate..o forse anche a Natale…

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Non devo fare un grande s

forzo, perchè mia figlia parla un’altra lingua. Ma parla anche italiano e studia il francese.

I miei nipoti saranno americani e parleranno inglese americano, ma avranno una nonna (ed un nonno) rompicoglioni che gli parleranno italiano sempre e li faranno innamorare così tanto della cultura italiana e della lingua che saranno loro nel futuro, gli studenti di italiano che ora fanno i corsi che insegno io.

Il Paese dove vivi adesso è multiculturale?

Eccome, meno male!

Differenze tra l’Italia e il Paese gli USA?

Molte, c’è il bello e il brutto in entrambi. Di qui apprezzo molto che gli americani  sono schematici, un po’ rigidi, ma seguono le regole e tutto è chiaro.  La farraginosità italiana è cosa del passato e non la sopporto più. Mi manca però un po’ l’improvvisazione nei rapporti umani, quel dire all’ultimo momento ”vediamoci per un caffè“ o “passa da me stasera dopo cena”. Qui quello non esiste: si deve programmare tutto, calendario alla mano. Tra 3 mesi avrò ancora voglia di prendere un caffè con quella persona? Perchè il primo momento libero, sarà allora..e che barba!!!!


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