Mi chiamo Konrad K. Schubert (sarebbe Konrad Kazimierz ma la K puntata fa più figo), ho 40 anni a causa di un errore dell’anagrafe (visto che non me ne sento più di 20) e vengo dalla Polonia, quel paese che tutti conoscono per la vodka e per un Papa ma che in realtà ha molto di più da offrire. A livello di alcolici s’intende.

Quando hai deciso che l’Italia sarebbe diventata la tua seconda casa e perché?

La prima volta non fu una mia decisione: venni mandato qui, dai miei zii, a causa di una polmonite che non voleva passare. I medici consigliarono vitamine e clima caldo… e la ragione consigliò di restare qui anche più a lungo vista la situazione politica dell’epoca.

Successivamente tornai a Cracovia, giusto in tempo per perdere la calata romana che ormai stavo assimilando, e poi decisi di tornare di nuovo a Roma. Ma non per riprendere l’accento.

E per cosa?

Essenzialmente perché avendo passato infanzia ed adolescenza a cavallo tra i due paesi ero al contempo a casa in entrambi e fuori posto in entrambi. Cosa positiva per evitare nazionalismi spinti e rendermi conto che in fondo la questione delle frontiere è solo un fatto di mappe e non di realtà umana.

Di cosa ti occupi? 

Attualmente sto cercando di occuparmi di satira politica e sociale, a forza di tenermi informato mi sono trovato di fronte alla scelta tra il ridere ed il piangere ed ho optato per la prima ma cercando di farlo in compagnia.

Cosa e chi hai dovuto lasciare in Polonia?

In Polonia ho lasciato un po’ di amici. E la neve.

Cos’è “Mente sana in mondo insano”?

Una pagina di satira ed umorismo che creai per trovare uno sbocco a tutte le battute che mi venivano in mente. Il nome è un velato omaggio a Douglas Adams ed al personaggio di Wonko il Sano, dal libro “So long and thanks for all the fish”: vedendo su una confezione di stuzzicadenti le istruzioni d’uso decise che il mondo era completamente impazzito e che era impossibile viverci e conservare al contempo la propria sanità mentale.

E a parte la pagina e la satira? Lavoro, altri hobbies?

Sono responsabile del settore delle gare di appalto per una società di Roma. A livello di hobby invece… principalmente libri (sono arrivato a circa 2.000 volumi a casa ma il mio obiettivo è raggiungere i 10.000, dopo aver venduto un rene per una casa più grande), occasionalmente film e videogiochi.

10.000? Hai messo un limite! Che tipo di lettura preferisci? Tutti in lingua italiana o?

No, non è un limite… è solo un obiettivo. Dovessi raggiungerlo sicuramente punterei a 25.000 subito dopo.

Leggo di tutto, dai romanzi alla saggistica… ove possibile in lingua originale oppure in una lingua dello stesso ceppo dell’originale o che presenta somiglianze. Ad esempio gli autori francesi e spagnoli li leggo in italiano, quelli russi in polacco, i tedeschi in polacco o in inglese.

Non ho contato ma ad occhio direi che i libri che ho in casa sono per il 50% in inglese, il 40% in italiano ed il 10% in polacco.

Prima di arrivare nel Bel Paese cosa conoscevi o immaginavi dell’Italia?

A dire il vero nulla, ero troppo piccolo all’epoca.

Ed oggi, dopo anni in Italia cosa pensi di questo Stato e del popolo italiano?

Se per “questo Stato” intendi il paese… beh, lo adoro. Mi ci sono sempre trovato bene così come mi sono sempre trovato bene con gli italiani (a parte le eterne discussioni calcistiche visto che sono juventino ma vivo a Roma). Ok, non mi sono mai abituato al clima, preferisco il freddo al caldo… ma a parte questo trovo l’Italia un posto pieno di bellezza e di potenziale (spesso purtroppo inespresso).

Se per “questo Stato” intendi proprio lo Stato… allora il fatto io mi occupi di satira politica credo risponda perfettamente alla domanda.

Cos’è per te il multiculturalismo?

La capacità di accettare le differenze come modo di ampliare la propria conoscenza degli altri al fine di comprendere che le etichette (di nazionalità, razza o religione) non sono altro che un artificio che ci porta a dimenticare che siamo tutti una cosa sola: esseri umani.

Pensi che l’Italia sia multiculturale?

Sì e no. In realtà è una domanda complessa se analizzata in base alla mia risposta precedente poiché il contrario della multiculturalità è il razzismo. L’Italia, e gli italiani, razzista non è.

Tuttavia c’è chi specula biecamente sui timori della gente, portando le persone ad avere paura di chi, fino all’altro giorno, era solo un normalissimo vicino di casa. Chi abbocca a certi personaggi non lo fa sempre per stupidità quanto per paura. Andando a creare un clima di diffidenza che ottiene l’effetto contrario a quello “voluto” (metto tra virgolette poiché ciò che si vuole inconsciamente non coincide con ciò che si vuole ottenere mediante certi atteggiamenti manovrati): far sentire gli altri “diversi” anziché “italiani”. Con le conseguenze che purtroppo abbiamo visto in questi giorni.


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