Sono Kiasi Sandrine Mputu, traduttrice/interprete  freelance, oltre che scrittrice e giornalista freelance.

Sono Afro Italiana: nata a Kinshasa nella repubblica democratica del Congo ma di nazionalità italiana.

Alla tenera età di 5 anni mi sono spostata dal Congo all’Italia insieme a mia madre e mia sorella per cui posso dire di appartenere a quella categoria di immigrati di seconda generazione che non hanno scelto loro di partire e stabilirsi in un determinato paese ma si sono ritrovati per scelte di qualcun altro o in particolari circostanze in un territorio d’adozione. Io come tutti i ragazzi arrivati da piccolissimi o addirittura nati in Italia affrontiamo l’emigrazione in una maniera un po’ diversa.

Nel senso che anche se sono consapevole di non appartenere  originariamente a un determinato luogo,  mi viene molto difficile non associarla a casa.

Alla fine i miei primi ricordi iniziano dall’Italia, le mie abitudini, il mio modo di parlare, il mio percorso formativo  è totalmente italiano. Persino la mia forchetta!

Quando sono partita era il 1996, se non erro: si scappava dalla guerra che in quel  periodo era feroce ed interminabile. I massacri erano incessanti e hanno fatto migliaia di vittime. Anche se i giornali non ne parlano molto, il Congo è stato per molti anni in guerra e tutt’ora  è al centro dell’interesse di molti paesi africani confinanti ma anche  di quelli occidentali per via delle risorse naturali che possiede; al numero uno degli interessi: i diamanti. Quindi, per poter appropriarsi di tutti i beni che questa terra possiede e per colpa dalla grande corruzione negli  alti vertici, molte zone sono nel caos, con guerriglie interminabili da cui conseguono miseria e fame.

Ma attenzione:  da qua a dire che in tutto il Congo non ci sia altro che fame, povertà e miseria la considero quasi una bestemmia. Il Congo come molti paesi africani è innanzitutto ricco, e contrariamente a ciò che i media mostrano,  ci sono ancora posti ben mantenuti, città moderne, zone lussuose (mia madre andava a scuola accompagnata dallo chauffer privato!) per non parlare delle  tantissime risorse  di  flora e fauna.

Ma torniamo all’Italia.

La meta più gettonata per i Congolesi allora era Il Belgio la quale è stata nostra colonizzatrice fino al 1960 circa. Altre mete popolari erano e sono tutto ora Francia, Germania e Regno Unito.

L’ Italia non è di certo in cima alle graduatorie preferite  forse perché l’immagine che ha all’estero  è  di essere un paese arretrato e razzista. Può attirare molto come meta turistica,  un po’ meno come paese di residenza.

Ma quando scappi e non hai molto da scegliere, il primo paese ad accoglierti è sempre ben accetto.

Così prima di aver il permesso di soggiorno che sarebbe poi diventato cittadinanza, quel giugno del 1996 puramente per caso  una donna sola con due bambine sono approdate come rifugiate politiche in questo paese. Come tutti i bambini ho imparato molto in fretta la lingua; credo sia avvenuto nel giro di un paio di  mesi. Senza dubbio andare all’asilo, gli amici e la tv hanno accelerato le cose e probabilmente già da allora ero portata all’apprendimento delle lingue. Così prima che me ne rendessi conto, l’italiano è entrato totalmente a far parte del mio vocabolario spazzando via tutto ciò che c’era prima.

Non ero più in grado di parlare in nessun altra lingua al di fuori dell’italiano che è diventata così la mia lingua madre e anche oggi che parlo 5 lingue, quella che conosco meglio resta sempre l’italiano. L’Italia rispetto agli altri paesi Europei è molto arretrata  e quindi anche dal punto di vista dell’integrazione, cosa che mi sono accorta sempre di più anche stando all’estero.

Ma volente o nolente, gli immigrati, rifugiati (che non sono sinonimi) e tutti i tipi di stranieri continuano ad arrivare e continueranno a farlo.

Di sicuro c’è una minoranza di gente disadattata che crea disagio e provoca tensioni e disordini ma tanti stranieri vengono per lavorare e quindi inserirsi in quella che è la società italiana. I loro figli nascono qua, o crescono qua intraprendendo i loro studi nelle scuole italiane, adattandosi alla cultura italiana e intraprendendo carriere professionali.

Si creano anche molte coppie miste, che creano a loro volta famiglie miste: tra italiani e stranieri, tra stranieri di differenti paesi  o italiani di origini straniere! Per questo motivo credo che sia inarrestabile  la creazione di una società multiculturale anche in Italia. Come è avvenuta negli Stati Uniti e poi anche nei paesi europei  principalmente in Francia e Inghilterra, ben presto anche qua vedremo una società multirazziale nelle strade, nelle famiglie e a tutti i settori nel mondo del lavoro: quindi non solo il terziario come ora ma anche ad alti livelli; chissà che tra 50 anni ci sia un presidente nero!

Già avere la Kyenge come ministro, Balotelli in nazionale sono state belle sorprese, cose che all’estero vengono viste come eventi normalissimi ma siamo solo all’inizio. L’Italia ai cambiamenti arriva sempre dopo ma il fatto che ci voglia molto più tempo non significa che non avverrà o stia già avvenendo! La sola differenza è che adesso, ai giorni nostri, suscita ancora scalpore: non è ancora ben accettato e sembra un fattore straordinario che dovrebbe suscitare timore o indignazione e stupore. Ma ad un certo punto come è avvenuto a Londra o Parigi che sono le città multietniche per eccellenza anche non volendo non si potrà fare molto per contrastare l’evoluzione dato anche al flusso di stranieri  che continuano ad arrivare e a quelli insediatisi dalla prima generazione, creandone una seconda, terza o quarta che di fatto e nazionalità  non è più straniera ma italiana a tutti gli effetti. Se poi contiamo il numero elevato di italiani che sta emigrando all’estero, se la matematica non inganna sono elevatissime le probabilità che l’Italia sarà un paese totalmente multietnico.

Preparatevi all’idea del vostro medico nato in Italia, da genitori nati in Italia magari anche in sembianze occidentali (oppure no) ma con un cognome totalmente  africano o asiatico o latino dovuto all’aver avuto un nonno da quelle provenienze. Come lo chiamereste? Straniero?

Per me è questo multiculturalismo. Tutto ciò che precedentemente menzionato ovvero:  tante culture differenti che si mischiano come fossero una pur mantenendo le loro differenze o adottando quelle dell’altro. Non ha importanza cosa si scelga di fare tra le due ma nessuno viene  considerato inferiore o migliore a un altro nè discriminato per motivo della sua provenienza:  pari diritti e pari opportunità per tutti.

In Italia oltre al fatto che i cambiamenti avvengono più lentamente credo che l’ostacolo più grande e il motivo di rifiuto di questo processo sia puramente per ignoranza. Ignoranza nel vero senso della parola: la gente ignora determinati fatti, è ignara e non conosce altre culture al di fuori della propria, e forse nemmeno la propria veramente e a paura di poter essere sopraffatta dal prossimo a causa di ciò che acquisisce dai media.

La mentalità è questa: quello è diverso, non lo conosco e quindi mi fa paura, e siccome mi fa paura e chissà cosa potrebbe fare è pericoloso o potrebbe esserlo ,  un problema che va allontanato o eliminato a priori. Ma se si conoscesse veramente il prossimo, ci si accorgerebbe che alla fine sono più le cose che ci accomunano di quelle che ci diversificano e che esistono tante belle culture interessanti  quanto la propria per questo nessuno può considerarsi migliore o superiore  ad un altro.

Oltre a questo aspetto un po’ discriminatorio e forse razzista che ho qualche volta subito (direttamente e indirettamente), devo dire che l’Italia ha anche cose belle da offrire: un patrimonio culturale artistico e storico invidiato in tutto il mondo, un ‘ottima cucina dal nord al sud e un clima diversificato.

Uno dei quei paesi dove in un anno ci sono davvero 4 stagioni! Un’altra cosa che apprezzo molto di questo paese è l’amore per le proprie tradizioni e il valore della famiglia.

Gli italiani sono molto calorosi e compassionevoli e una volta accettato sanno davvero dare molto.

Io ho nel cuore l’Italia e l’avrò per sempre perché  è una terra speciale: piena di contraddizioni ma di cuore e passione. Gli italiani sono passionali in tutto ciò che fanno: dal calcio alla cucina perfino nel lamentarsi (tutti sanno cosa succede in macchina di un italiano alle 7 del mattino imbottigliato nel  traffico o alle 6 di sera al rientro del lavoro). Per cui tranquillamente confermo tutti gli stereotipi dell’ Italia e degli italiani ma aggiungo che non puoi capirla fino in fondo e amarla davvero  se prima non ci hai vissuto.

E’ un po’ come la famiglia: per quanto potrai lamentarti o avere delle cose che non ti piacciono alla fine è casa tua e la ami per quella che è: sia nelle cose brutte che in quelle belle.

L’italia è bellissima e per quanto la si stia rovinando continuerà ad essere bellissima e anche se ci lamentiamo della politica, economia, razzismo ecc  alla fine dentro di noi c’è un amore profondo per questo stivaletto circondato dal mare e attraversato dalle montagne. Se hai vissuto in Italia ovunque tu vada ne sentirai il richiamo;  porterai con te le abitudini, la cucina e certi modi di fare e di parlare.

Dopo più di 20 anni in Italia da immigrata prima e da afro italiana poi, mi sono trasferita all’estero. E per quanto possa amare viaggiare e vivere in diversi paesi posso dire che nessun posto è come casa. E nel mio caso casa è soprattutto l’Italia.

Non conosco il futuro, se tornerò al mio paese di origine, se sarò in Italia o resterò all’estero e  non so neanche di che colore saranno i miei bambini e dove nasceranno ma ciò di cui sono certa è che trasmetterò  loro diverse culture, apportandone  un giusto equilibrio tra quelle che più apprezzo di ognuna così da non limitarsi a una o due. E lo stesso discorso vale anche con le lingue; dopo di che saranno loro da grandi a decidere quale fa meglio per loro, a quale si sentono più vicini e quale lingua sviluppare.

Trovo che limitarsi ad una sola cultura, stile di vita o lingua sia un grandissimo limite.

Alla fine non scegliamo noi dove nascere e i confini sono solo limiti geografici che qualcuno ha imposto per meglio governare, dividere e conquistare. Ma se guardassimo la terra per come era al suo principio e da una lontanissima prospettiva noteremmo che alla fine nessun posto davvero ci appartiene e che la diversità comporta all’arricchimento: io aggiungo qualcosa di te e di tuo a qualcosa di me e di mio e divento più ricco e se lo stesso lo fai tu siamo tutti e due più ricchi.

In breve  è questa la multietnicità ed è questo è il segreto dei grandi paesi multirazziali e il motivo del loro successo. Ogni luogo sulla terra ha qualcosa di diverso da offrire e da scoprire, così come ogni persona ed ogni cultura; allora perchè chiudersi?

Apriamoci ogni giorno alla scoperta e all’apprendimento  di qualcosa di nuovo e di diverso così da diventare incredibilmente “ricchi”!


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