Ciao, sono Martina e ho 25 anni. Al momento vivo ad Hanoi, la capitale del Vietnam, per ragioni di studio, ma a fine maggio tornerò in Italia per conseguire la laurea specialistica in International Business and Management a Pavia e poi spero di riuscire a tornare nella mia fantastica e amata Sicilia.
Ho lasciato la mia terra esattamente da un anno, dopo la laurea, per trasferirmi a Pavia; il nord Italia rappresenta per molti ragazzi come me una grande opportunità per riprendere il controllo della propria vita dopo aver studiato nelle università siciliane che spesso, purtroppo, finiscono per privarci di ogni energia.
Martina Riggi_Vietnam (8)


Ho sempre avuto la passione per i viaggi e questo, unitamente alla partecipazione in vari progetti Youth in Action, mi ha consentito di girare un po’ per l’Europa conoscendo le varie culture che tengono unite il nostro continente. L’università di Pavia mi ha dato una possibilità unica, quella di superare i confini europei per andare a studiare in uno tra i Paesi più rilevanti oggi dal punto di vista dello sviluppo economico: il Vietnam. Un Paese, come lo definisco io, meraviglioso e dannato, che per alcuni versi mi ricorda la mia Sicilia. Un Paese in evoluzione, ancora socialista, che sta lentamente aprendo la propria economia al mondo.

Per quanto mi aspettassi uno shock culturale, credo che non si sia mai pronti ad un cambiamento così radicale. Conosco varie lingue, elemento imprescindibile per chi ama viaggiare e per chi, come me, ritiene che le lingue facciano la differenza nel mondo del lavoro al giorno d’oggi; ma per la prima volta in vita mia mi sono ritrovata in un Paese in cui l’inglese, lo spagnolo, il francese e l’italiano non mi sono serviti a molto, sono lingue sconosciute ai più (e vi posso assicurare che il vietnamita non è affatto semplice da imparare!). Per fortuna ho trovato parecchi italiani che lavorano qui ad Hanoi, come insegnanti di italiano o inglese, ma anche molti europei che per svariate ragioni si ritrovano in questa parte del mondo un po’ abbandonata a se stessa. Non mi sono sentita mai sola e questo mi ha aiutato, soprattutto all’inizio, a trovare il giusto equilibrio e ad ambientarmi più facilmente.Martina Riggi_Vietnam (13)

La prima settimana è stata la più difficile in assoluto: migliaia di motorini affollano le strade malandate e non esiste alcuna regola; il traffico è terribile, il rumore dei clacson assordante e incessante. Il primo giorno ho impiegato circa dieci minuti per attraversare la strada! L’inquinamento è presente in ogni sua forma e le condizioni igieniche non sono delle migliori, ma dopo un po’ ci si fa l’abitudine, si entra nella cultura e nella vita quotidiana di un popolo che per certi versi combatte ancora la povertà. Un popolo che ancora non ha chiara la differenza tra democrazia e regime, che ritiene che l’unico sviluppo possibile derivi dal massimo sfruttamento delle risorse naturali senza alcun limite. Una visione della vita totalmente diversa dalla mia. Ma ciò che mi spinge a viaggiare, a visitare nuovi posti, è proprio la voglia di conoscere nuove culture, nuovi modi di vivere la vita e poter vedere il mondo da una prospettiva sempre diversa. Il Vietnam è questo: un Paese in continua evoluzione, diverso da Nord a Sud, ricco di storia e di spiagge meravigliose, di foreste impenetrabili e paesaggi davvero unici.Martina Riggi_Vietnam

Sono consapevole di essere una persona che è in grado di vivere ovunque, per lo meno a tempo determinato, ma spero di poter scegliere un giorno di vivere nella mia amata terra, nella mia città, perché è lì che voglio stare. Casa mi manca, è per questo che ci chiamano “terroni” in fondo, no? Perché apparteniamo alla nostra terra, siamo legati alle nostre origini. Quando parlo della Sicilia, di San Cataldo, sono orgogliosa, nonostante tutto, mi si illuminano gli occhi e mi si accende il cuore.
So che purtroppo non sarà facile, che molte cose dovranno cambiare perché io possa realizzare il mio sogno di vivere vicino alla mia famiglia e agli amici di sempre. Sarà dura trovare un lavoro che mi ripaghi degli anni di studio, ma sono convinta di potercela fare.

Il mio motto è “ Think Globally – Act Locally”, ed è ciò che vorrei dire a tutti i ragazzi che come me studiano fuori, ma anche a quelli che invece hanno deciso di restare: se vogliamo che le cose cambino, che un giorno i nostri futuri figli possano vivere in un mondo migliore, senza dover andar via dalla loro terra perché non offre possibilità alcuna, allora il cambiamento deve partire da noi, nel nostro piccolo, perché è solo su noi stessi che abbiamo il controllo. Per far si che un giorno i ragazzi non debbano lasciare la propria terra per studiare o trovare un lavoro che li ripaghi dei loro sacrifici è necessario far ripartire questa nostra Sicilia piena di contraddizioni. Ecco questo è il mio sogno, questo è il futuro che mi auguro di poter vivere.
Abraham Lincoln diceva “The only way to predict the future is to create it” (“L’unico modo di predire il futuro è crearlo da sé” ), e io ci sto ancora lavorando.


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