Ciao a tutti! Mi chiamo Agnese, ho 29 anni e sono romana.

Di cosa ti occupavi in Italia?

Nonostante la laurea in Editoria e Giornalismo non sono riuscita a trovare un lavoro degno di questo nome nel mio campo, e cosi ho sempre continuato a scrivere per passione, ma durante il giorno facevo l’assicuratrice, ovvero l’unico lavoro che ho trovato dopo la laurea e che ho svolto per due anni, fino alla mia partenza per l’estero avvenuta a marzo del 2015, avevo da poco compiuto 28 anni.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero?

È stata una scelta che ho fatto per amore. Mio marito ha sempre lavorato all’estero da quando aveva 24 anni, ed era tornato in Italia per me, ma lavorativamente parlando non andava bene per entrambi e quindi abbiamo deciso di partire.

Perché avete scelto gli States?

Ci siamo entrambi innamorati di New York durante il nostro viaggio di nozze, e volevamo vedere se l’America è davvero la terra delle opportunità, come si dice.

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia? 

Meritocrazia, uguaglianza, indipendenza.

Le tue previsioni sono state soddisfatte?

Non ancora, perché a causa del mio visto al momento ancora non posso lavorare, ma manca poco!

Conoscevi già le lingue straniere?    

Ho studiato spagnolo, francese e portoghese, l’inglese l’ho imparato quando ho deciso che mi sarei trasferita negli States.

Cosa fai adesso?

Sono una traduttrice free lance e mi occupo del mio blog “Una romana a New York”.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

La difficoltà principale è stata e continua ad essere il sistema burocratico: affitto, utenze, conto in banca, assicurazione sanitaria, documentazioni legali legate al visto e al lavoro. Chiaramente quando ci si trasferisce non solo in un’altra nazione ma, come nel mio caso, in un altro continente, bisogna imparare tutto da capo, e se non si ha a disposizione qualcuno del posto che ci spiega come fare, il processo diventa più lungo e si rischia di sbagliare diverse volte. Piano piano sto imparando, ed è proprio questo il motivo per il quale ho deciso di dare vita al mio blog, per essere d’aiuto a chi come me ha deciso di trasferirsi in un paese meraviglioso come l’America, senza però avere nessuno a cui appoggiarsi.

Un altro grande cruccio è il cibo: è vero quando dicono che a New York si mangia bene e ce n’è per tutti i gusti, ma qui non si parla di ristoranti, sui quali non ho niente da obiettare. Gli americani sono abituati a mangiare fuori, o a chiedere la delivery a casa, noi italiani invece “ci facciamo due spaghetti e via”, e fare la spesa qui non è come farla da noi. Il cibo è molto caro, non riesco a trovare tutti gli ingredienti che vorrei e a volte la panzanella col pomodoro mi manca tanto! Quando torno in Italia, o quando mi viene a trovare qualcuno, faccio sempre in modo di portare qualcosa che qua non trovo, o che costa davvero tanto. Non ci si fa mai l’abitudine, e il mio motto quando faccio la valigia è: “meno vestiti e più biscotti”!

Ti senti integrata?

No, ancora non mi sono integrata. Per me integrarsi vuol dire conoscere i vicini, avere un gruppo di amici del posto, le proprie abitudini, il tempo scandito dagli impegni, e per me ancora non è così. Lavoro da casa, questo non mi da la possibilità di conoscere molte persone. Ho riempito la mia vita con diversi impegni, il volontariato al canile, le lezioni di yoga, le passeggiate a Central Park, e ho conosciuto diverse persone, ma credo ci voglia ben più di un anno per riuscire a dirsi veramente integrati in una metropoli come New York.

agnese_ny_3 Cosa ti piace e cosa meno di New York?

Adoro la spontaneità degli americani, le loro risate sincere, l’altruismo e il desiderio di aggregazione; per quanto riguarda la città, questo è un posto stupendo, non smetto mai di scoprire strade o locali nuovi, e ogni giorno ci sono centinaia di eventi, non ci si può davvero annoiare. L’unica cosa che non mi piace di New York è che è lontana dalla mia famiglia e dai miei amici di sempre.

Ti manca la tua Roma?

Certo che mi manca. Adoro Roma, ci torno sempre con molto piacere, anche se adesso non riesco più a vedere il mio futuro lì. Come ho detto prima mi manca la mia famiglia, mia mamma, mia zia, i miei amici, la mia cagnolina che è rimasta con mamma; questa è la sofferenza della maggior parte degli expat. È facile partire quando dietro di te non lasci niente, molto meno facile quando sai che un pezzo del tuo cuore rimane da un’altra parte.

Cosa diresti a chi vive in Italia e quali consigli a chi vuol vivere fuori all’estero? 

Credo che chi ha davvero il desiderio di andare via, anche solo per provare e provarsi in una realtà diversa, a un certo punto lo fa e basta, perché è richiamo al quale non si può resistere. Certo, gli Stati Uniti non sono il paese più facile da raggiungere per la questione del visto, ma siamo cittadini europei, e allora nulla vieta di tentare inizialmente una strada più vicina se non si ha la possibilità di volare dall’altra parte del mondo. Il consiglio che do sempre è di concentrarsi bene sui propri obbiettivi, essere consci del fatto che non è una scelta facile e non va presa come tale. Se l’intento è quello di cambiare vita, o anche solo di provarci veramente, non esistono scappatoie o sotterfugi, si deve affrontare tutto con le proprie forze, e alla fine il risultato paga, ed è una soddisfazione incredibile.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Vivo la mia vita giorno per giorno, da sempre, e ho imparato che “mai dire mai”. Al momento non ho intenzione di ritornare, ma appunto, non si può mai sapere.

Come e dove ti immagini in futuro?

Nel mio futuro mi vedo qui, a New York, a lavorare in una casa editrice, ovvero quello che ho sempre desiderato fare; mi vedo finalmente integrata, con dei colleghi, un gruppo di amici, magari americani, e in grado di capire qual è la giusta uscita della metro direttamente dal sottopassaggio!

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

No, mai. Se avrò dei figli qui in America sicuramente vorrei che fossero bilingue. Non li priverei mai di questa possibilità. Certo, l’italiano non sarà la lingua più parlata al mondo, ma sicuramente sempre meglio saperlo che non saperlo, e poi è la mia lingua, la mia cultura, è la lingua che parla la mia famiglia a Roma.

New York è multiculturale? 

Decisamente sì. Mi piace molto anche per questo: nessuno storce la bocca se non pronunci tutte le parole perfettamente, o se la tua grammatica è incerta. Qui sono abituati a tutto e a tutti. È un paese molto progressista e di larghe vedute, concede una chance a chiunque, basta che te la sai guadagnare. È anche una fonte inesauribile di sapere, in un giorno a Manhattan puoi incontrare e parlare con persone di almeno dieci culture diverse!

Differenze tra l’Italia e l’America? 

La prima cosa che mi viene in mente è la grandezza geografica, che però non coincide affatto con quella storica. E da qui la differenza nel sistema scolastico, quello americano è molto più approssimativo e concentrato sulla modernità, ma hanno un efficiente sistema didattico, totalmente incentrato sullo studente per far sì che ogni esame sia chiaro e venga superato brillantemente al fine di inserire un’ottima risorsa nel loro mercato.

Altra differenza che ancora mi lascia stupita è la magnificenza tecnologica degli Stati Uniti, che però pecca totalmente quando si parla del bene primario: la casa. Qua o sei veramente ricco, oppure devi pagare comunque una fortuna per vivere in una casa che in Italia non pagheremmo neanche 200 euro al mese. La metro casca a pezzi, ma è sempre puntuale ed efficiente. Le infrastrutture e l’urbanistica sono eccezionali, ma dalle 18.00 in poi i marciapiedi si riempiono di buste dell’immondizia in attesa che ore dopo passi il camion della nettezza urbana a ritirarle. Hanno ospedali con macchinari all’avanguardia, ricercatori da tutto il mondo, sistema sanitario privato, ma le loro ambulanze sembrano quelle che giravano in Italia negli anni ’50. Ecco, queste cose mi stupiscono ancora, ogni volta che vedo una porta di casa che assomiglia a quelle che noi abbiamo “in” casa, oppure una finestra che si apre verticalmente ed è impossibile da pulire, penso che mi sembra di vivere nell’Italia del dopoguerra, e invece sono a New York nel 2016!

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Foto di proprietà di Agnese (Una romana a New York) – Tutti i diritti riservati 


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