Mi chiamo Natasha, ho 35 anni, sono sposata ed ho una figlia di 5 anni. Lavoro come Customer support per il mercato internazionale in un’azienda ticinese. Sono russa, vivo in Italia dal 2003.

Quale il motivo per cui hai scelto l’Italia?

Sono arrivata in Italia per amore. Lavoravo in Egitto come animatrice in un mini club in un albergo, lì ho incontrato un ragazzo italiano che mi ha fatto venire in Italia, poi ci siamo sposati.

Com’è stato imparare l’italiano?

Ho imparato l’italiano in 2 mesi perché sono laureata in francese quindi una lingua molto simile. Sono stata avvantaggiata, diciamo. Ho preso in biblioteca un libro di lingua italiana per stranieri e un dizionario italo-russo. Facevo la traduzione di quello che c’era da fare nell’esercizio, poi facevo l’esercizio.

Credi che parlare italiano vivendo in Italia sia importante e/o necessario?

Se hai una laurea in filologia, la tua priorità nr. 1 diventa imparare alla perfezione la lingua del paese dove vivi. Per me ancora adesso il migliore complimento che mi possano fare, è che il mio italiano è eccellente.

Che problema hai incontrato in Italia?

I problemi sono stati tanti, a partire dall’opinione comune che si ha sulle ragazze dell’Est.

Credi che la società multiculturale possa esistere?

Arrivando da un paese multiculturale posso garantire che esiste già la società dove le nazioni, le religioni, le usanze, le tradizioni  diverse convivono pacificamente da secoli.

Cosa vuol dire “multiculturalismo” per te?

Significa accettare il diverso senza giudicare.

Perché alcuni italiani hanno paura degli stranieri e/o rifiutano il multiculturalismo?

L’Italia è un paese di mentalità provinciale, nonostante ci siano grandi città con le vedute un po’ più aperte. L’atteggiamento tipico  comunque è che il tuo vicino controllerà se l’erba del tuo giardino non sia più bella della sua.

Cosa ti piace e cosa non ti piace in Italia?

Amo l’Italia per il clima, la natura, la varietà di paesaggi.

Mi dispiace che un paese con una storia così ricca non faccia attenzione a trasmetterla alle nuove generazioni. Vedi i giovani e la loro attitudine verso la cultura: i musei, il teatro, le mostre d’arte, i concerti di musica classica, il balletto, l’architettura, l’opera lirica – tutto ciò che fa dell’Italia un paese famoso all’estero e viene apprezzato per la maggior parte dagli stranieri (turisti).

Non mi piace che per quanto riguarda lo sport esiste solo il calcio nel 99.99% dei casi.

Hai mai avuto un’esperienza di “razzismo” in Italia?

Nel nord Italia, dove vivo adesso, ho riscontrato un atteggiamento sempre e comunque molto freddo, con qualche eccezione che conferma la regola. Questo non solo verso gli stranieri, ma anche quelli che arrivano dal paesino accanto. Se non fai parte della cerchia, non sarai mai accettato nella comunità. Esempio: mamme della scuola dove va mia figlia.

Cosa ti sorprende nella cultura italiana?

Nella cultura italiana mi sorprende la sua assenza. Il motto al giorno d’oggi è Consumismo con la C maiuscola. Penso però che sia comune per tutta l’Europa, non solo in Italia.

A cosa hai dovuto rinunciare quando ti sei trasferito in Italia?

Ho rinunciato agli stretti rapporti che avevo con la mia famiglia in Russia.

Ti senti  “accettato” – “integrato” nella società italiana?

Ce la sto mettendo tutta ma ancora oggi non mi sento al 100% accettata dalla società italiana.

Com’ è cambiato il tuo stile di vita in Italia?

Sono arrivata qui quando ero molto giovane, anzi, se fossi stata italiana probabilmente a 23 anni sarei ancora stata a studiare al liceo ☺ Scherzi a parte, in Russia ho avuto pochissima esperienza di vita lavorativa, solo 2 anni. Non posso dire che ho dovuto cambiare stile di vita perché la mia vita “da grande” è cominciata qua. Gli anni all’università non li prendo in considerazione per ovvi motivi.

Ti interessa la politica, cultura italiana?

Cerco di restare informata sui fatti principali che accadono nel mondo politico italiano. Arrivata da un paese ex-comunista, ho trovato un grande interesse da parte di alcuni miei amici/colleghi sulla storia, la vita quotidiana, i costumi dell’URRS. Inoltre mi rendo conto che in qualche modo questo passato abbia influenzato il mio orientamento politico.

Ti piace il cibo italiano?

Un test sulla cultura italiana non può non chiedere del cibo italiano ☺☺☺☺☺ Domanda troppo scontata.

Sì, mi piace tantissimo il cibo italiano, e lo so cucinare molto bene. Così come mi piacciono anche le altre cucine: thailandese, georgiana, messicana. Quello che mi da fastidio, è che un italiano medio debba andare a cercare il cibo italiano anche all’estero, pretendendo che sia cucinato come in Italia.

Il cibo che si mangia a casa mia ha un solo principio: deve essere un cibo sano, non importa da dove arriva la ricetta.

Cosa pensavi dell’ Italia e degli italiani prima di trasferirti?

In Russia ancora oggi la gente confonde l’Italia e la Spagna perché Spagna in russo si dice Ispania. Così come gli italiani confondono gli svedesi con gli svizzeri. Quindi prima di trasferirmi non avevo nessuna idea sull’Italia, mi ricordavo vagamente che la capitale era Roma e che a Roma c’era lo stato nello stato, Vaticano.

L’Italia è speciale per te? Cosa lo ha reso possibile?

L’Italia, il Piemonte saranno per me la mia seconda patria per sempre.

Che lingua parla tua figlia?

Mia figlia cresce bilingue, a parte l’asilo italiano da lunedì a venerdì, di sabato frequenta anche una scuola russa dove ha già imparato da qualche mese a scrivere e a leggere in russo. Ci tengo tantissimo a trasmetterle la mia lingua madre perché so che le darà molti vantaggi sia dal punto di vista di apertura mentale, sia per un futuro orientamento professionale.

Anche mio marito prende le lezioni di russo. Un po’ perché gli serve per lavoro, un po’ perché vuole starci dietro e capire di cosa parliamo io e mia figlia. Per me è anche un gesto di accettazione e la voglia di far integrare la cultura russa nella nostra vita quotidiana. Mi appoggia sempre e mi dice di non mollare e questo lo apprezzo immensamente. Spero che fra poco cominceremo a parlare in russo anche tra di noi.


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