Hallo! Mi chiamo Laura, ho ventisei anni e vivo in Austria.

Sono capitata qui tramite il Servizio Volontario Europeo, un programma della Commissione Europea che dà la possibilità a giovani dai 17 ai 30 anni di intraprendere un’esperienza all’estero (per al massimo di un anno) partecipando  ad un progetto. Dopo aver mandato candidature in mezza Europa, sono stata contattata dallo Jugendreferat/Jugendzentrum der Stadt Villach (centro giovanile di Villach), dove ho lavorato per un anno. Avevo ventitré anni, una triennale in scienze linguistiche da meno di un anno e… tanta voglia di mettere finalmente in pratica quello che avevo studiato. L’andare all’estero era qualcosa che sognavo da tempo ma non potevo contare su grandi risorse economiche, oltre a dover terminare gli studi.  Il 5 settembre 2013 un treno da Milano Centrale mi porta fino Mestre e da lì il pullman delle ferrovie austriache mi conduce al di là delle Alpi. Ero parecchio agitata, era la mia prima volta da sola all’estero, ma volevo uscire dalla comfort zone e vedere cosa ci fosse fuori. Questo è quello che mi ha spinto quel giorno a salire su quel treno.

Mi aspettavo, molto ingenuamente, che tutto fosse fantastico e migliore rispetto all’Italia. Mi aspettavo, insomma, qualcosa di moooooolto teorico ma che in pratica non esiste. Grazie ai miei studi, arrivai in Austria con un livello B2 della lingua tedesca, ignorando il fatto che in Austria tutti parlassero dialetto, ma proprio tutti. Il primo mese, quindi, è stata una vera e propria sfida: tutti capivano il mio Hochdeutsch, io non capivo il loro carinziano. Ovviamente questo nel tempo è cambiato: io continuo a parlare tedesco e ormai capisco il loro dialetto.

Dopo un paio di mesi, quando mi ero ambientata e cominciava a piacermi la mia nuova città, conosco un ragazzo. Quindi, prima che il progetto finisse, decisi di rimanere in Carinzia. Durante quell’anno, feci molte esperienze diverse, cominciai ad acquisire maggior consapevolezza ed autostima, che prima invece avevo proprio sotto le scarpe. Il mio tedesco migliora ancora oggi e ne sono orgogliosa. Mi sono sorpresa delle mie capacità di adattamento e mi sono integrata, anche se per questo  ci è voluto molto tempo. Non è facile avere a che fare con persone che hanno un’altra mentalità e non lasciarsi cambiare da questa. Un confronto indiretto tra le due culture mi ha fatto capire davvero chi sono, mi ha fatto apprezzare il fatto di essere italiana e quanto io sia fiera delle mie origini meridionali pur essendo nata e cresciuta al Nord, mi ha fatto capire quanto io tenga alle persone che vivono a 600km da me e che mi accolgono ogni volta che ritorno come fossi un eroe. Tutto questo mi ha reso più forte, la vita all’estero non è tutta rosa e fiori. Prima che terminasse il progetto cominciai a mandare curriculum in giro, sorprendendomi delle risposte negative. Ero comunque fiduciosa di trovare presto un lavoro. Purtroppo nemmeno qui è così facile e quindi ho lavoricchiato per istituti privati dando ripetizioni di inglese, francese e italiano, ho fatto l’animatrice per bambini in un albergo, ho lavorato in un negozio di borse, ho partecipato ad una simulimpresa della durata di tre mesi e che si è conclusa da poco. Nonostante il mio darmi da fare, le mie qualifiche non sembrano essere sufficienti. Non ho trovato molta gente pronta a darmi una possibilità e, quando lo hanno fatto, sono rimaste positivamente sorprese dalle mie conoscenze linguistiche. Sto quindi cercando di dare il massimo e crearmi da sola le opportunità da cogliere al volo.

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Villach

Dell’Austria ho imparato ad apprezzare i paesaggi: vivo vicino ad un lago molto bello e balneabile, il Wörthersee, e la Carinzia è tutta verde e piena di laghi. Certo, in inverno ha i suoi lati negativi. Io odio la neve e qui ne può fare anche un metro, essendo vicino alle montagne. Gli austriaci hanno inoltre un’altra concezione del divertimento rispetto a noi italiani e hanno una mentalità che a volte mi sembra un po’ all’antica e/o campagnola, dipende anche da dove vivono.

A volte sento proprio il bisogno di staccare la spina e tornare a parlare italiano per un po’. Quando riesco torno quindi per una settimana  e rivedo amici e parenti. Aperitivi, locali dove non si fuma, non si mangia alle 18 e tutti che parlano improvvisamente di calcio mi fanno capire che sono rimpatriata. La mia città natale non mi manca, ho sempre desiderato andarmene via da lì. Non voglio screditarla, vedo attraverso Facebook che ci sono anche persone che si danno da fare per cambiarla o valorizzarla, solo a me non è mai piaciuta. L’ho sempre sentita come troppo stretta e da lì, il desiderio di scoprire cosa c’è fuori. Non penso quindi di tornare in futuro, ma è con quel ragazzo che ho conosciuto tre anni fa che sto costruendo questo futuro.

Vivere in Austria vuol dire anche adattarsi e posso capire che non possa essere facile per tutti. La domenica, ad esempio, è la desolazione più totale. I negozi sono tutti chiusi, nessuno per strada… sul mangiare potrei scrivere un intero capitolo, per fortuna la cucina locale è buona ma un po’ limitata rispetto alla nostra (meglio comunque non ordinare un caffè). Ho dovuto sperimentare diversi posti per trovare una buona pizza, altrimenti è meglio mangiare qualcosa di tipico. Non voglio mangiare italiano a tutti i costi e poi lamentarmi per la delusione.

In due anni e mezzo che sono qui, posso dire che stringere un’amicizia con un carinziano è davvero difficile. Nonostante siano molto gentili e cordiali e sia facile cominciare a parlarci, purtroppo  stringere amicizia sembra davvero un’impresa. La cosa che più mi fece restare a bocca aperta quando uscii per locali per la prima volta, era vedere un sacco di gente ubriaca o brilla. Ora ci riesco anche a ridere sopra. Loro si divertono così.

Sono solamente a mezz’ora di macchina dal Friuli, eppure è tutto così diverso dall’Italia. Dagli stili architettonici, a quello che trovi in panetteria e pasticceria (ma un pasticcino al cioccolato non lo volete proprio fare?), alle taglie di vestiti che si riducono. Ci si saluta anche tra sconosciuti e anche quando si entra in un ristorante, si dà la mancia al cameriere e al parrucchiere e si ringrazia trecentocinquantamila volte tutti quanti. Infatti anche in italiano sono diventata più che educata e mi è capitato che un connazionale mi guardasse un po’ storto, scioccato dalla mia gentilezza. Il cappuccino dopo pranzo qui è normale, gli spaghetti bolognese anche (e questo se mi fa incavolare…), molte donne prendono il cognome del marito al matrimonio (ho già detto al mio carinziano che nome e cognome sono la mia identità, se lo può scordare che io lo cambi), le persone che hanno studiato in università si fanno chiamare col titolo accademico. Queste ultime due cose, appunto, non ci metto proprio a metterle in pratica, mi sembrano di una mentalità medievale. Differenziare così le persone che hanno studiato da quelle che invece no, non la ritengo affatto una bella scelta per la società. Tutto questo formalismo è quello che più mi disturba dell’Austria. Il sistema sanitario è anche diversissimo, qui la mia nazione ospitante batte le mie origini 1 a 0.

Fino a un centinaio d’anni fa l’Austria non era quella piccola nazione incastonata tra Germania e Italia, bensì comprendeva diversi Stati dell’Europa orientale. Questo vuol dire che oggi sono presenti molte persone dal cognome non proprio austriaco, quindi non posso affermare che l’Austria non sia un paese multiculturale. A Villach, ad esempio, ci sono molte persone che vengono dal Medio Oriente e la Carinzia stessa ospita una minoranza slovena. Sono presenti poche grandi città, Vienna e Graz sono le principali (ovviamente io sono lontana da entrambe!). La capitale è davvero multietnica, basta andare in metro o fare un salto al Naschmarkt (mercato giornaliero) e si capirà il perché.

Da un annetto ho aperto anche un blog in cui parlo delle mie esperienze e posto foto delle località che visito. Qualche post in inglese, ci stiamo provando anche col tedesco, mentre il resto sono in italiano. Il nome si capisce da sé: “L’accento varesotto, la Campania nel sangue e la residenza in Austria” mentre il dominio, not only vienna-not only milano, ha un suo perché. Quando dico ad un italiano che abito in Austria, la risposta del mio interlocutore è automatica: “Ah, Vienna!” e io a spiegare che in realtà da Vienna ci disto quasi 400km. Poi, ovviamente, pensano che sia vicina ad Innsbruck. Sbagliato anche questo, anche qui la distanza non è da meno. Nonostante io dica di essere vicina al confine friulano e sloveno, la geografia rimane una sconosciuta. Quando invece un austriaco mi chiede da dove vengo, allora dico vicino a Milano. Però credono che io abbia davvero abitato in città. E quindi stiamo a spiegare che Varese è più vicino al Ticino che alla città della moda. Da questo ho quindi pensato “non solo Vienna, non solo Milano”.

Insomma, io vedo più lati positivi che negativi nel mio espatrio. Consiglio di informarsi per bene prima di venire in Austria e di arrivarci con una buona conoscenza della lingua, non sperate di impararla facendo il lavapiatti in qualche ristorante. Espatriare non è da tutti ma lo consiglio a chi non ha paura di uscire dalla comfort zone e per andare via di casa: basta stare con mamma e papà!


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