Buongiorno a tutti, mi chiamo Federica, ho 27 anni e sono di Torino ma vivo in Turchia da circa 4 anni.

Di cosa ti occupavi a Torino?

Dopo il Liceo Scientifico, che avevo scelto per poter diventare medico, ho deciso che non avevo più voglia di passare altri anni sui libri. Non avevo altri piani per l’università, volevo soltanto imparare altre lingue straniere (e migliorare l’inglese) ma non all’università: in modo più diretto. Ho così cominciato a lavorare come hostess nelle fiere, poi come organizzatrice di eventi, e dopo due corsi di turismo (uno come tour leader, uno come agente di viaggio) ho iniziato a lavorare come accompagnatrice turistica. Nel frattempo, subito dopo aver compiuto 20 anni, avevo avuto un colloquio di lavoro per partire come assistente turistica nei villaggi vacanza. Ero però troppo piccola: era necessario avere 21 anni. Così, dopo aver provato a fare l’animatrice turistica per un paio di mesi, rinunciando ad un prolungo di contratto ho continuato tra fiere, congressi e viaggi di qualche giorno.

Infine, a febbraio 2012, mi ha ricontattata un’agenzia di assistenza turistica. Sono andata a Chiasso per il colloquio e dopo pochi giorni avevo data di partenza e destinazione: Turchia, fino a fine settembre. Ormai avevo 22 anni e finalmente potevo partire per la stagione. Il mio compito sarebbe stato quello di accogliere gli ospiti italiani  in aeroporto, portarli al loro hotel e seguirli dal check in alle varie problematiche sorte durante il soggiorno. Accompagnarli in ospedale, tradurre, risolvere i problemi, proporre e vendere loro escursioni..                                         Oludeniz - Fethiye E così il 6 maggio 2012 sono partita per Bodrum. Avevo una paura matta di non farcela. Nel 2010 ero già stata in Egitto come animatrice turistica e non mi era piaciuto né il tipo di impiego (non è proprio un lavoro per il mio carattere!) né l’ambiente, i colleghi. Avevo pianto un sacco lontana da casa e dai miei. Quindi ero combattuta: finalmente partivo per la stagione con l’incarico che avevo sempre voluto, ma ce l’avrei fatta a stare lontana da casa o sarebbe stato difficile come in passato? Come sarebbe stato l’ambiente, i colleghi, il lavoro? Sarei stata all’altezza? Sono partita da Milano in aereo in mezzo ai miei nuovi colleghi assistenti, una bella coppia da cui cercavo di carpire ogni informazione. Mi hanno fatto sentire bene da subito, anche se all’inizio, per la paura, continuavo a ripetermi “tanto stai solo qualche settimana, mica è troppo lunga”. Non volevo tornare a casa, solo avevo paura di pensare ad un lasso di tempo troppo lungo lontana da ciò che conoscevo. E invece dopo 3 settimane amavo il nuovo lavoro, i colleghi turchi e italiani, il posto.. e sapevo che una volta finita la stagione avrei pianto dovendo lasciare Bodrum e i nuovi amici.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? Non hai pensato di fare lo stesso nella tua città o in Italia?

Volevo imparare nuove lingue straniere,  nuove culture… La possibilità di fare la stagione come assistente in Italia era molto remota visto che lavoravamo con ospiti italiani, che in Italia non hanno problemi con la lingua. Inoltre non sarebbe stato possibile conoscere nuove culture e lingue. Avrei viaggiato sì, uno dei motivi per cui avevo scelto questo lavoro, ma sarebbe stato “solo” un viaggio parziale. Ho così chiesto di andare all’estero, anche se era quasi scontato. Tuttavia non era possibile scegliere la destinazione, che in genere era assegnata anche in base alle lingue straniere conosciute. Probabilmente non sarei andata in Tunisia, visto che non sapevo ancora il francese.

Le tue previsioni sono state soddisfatte?  

Sì, le mie previsioni sono state più che soddisfatte: dopo 2 settimane il mio livello parlato di inglese (quello che mi mancava dalla scuola) era migliorato molto. Finalmente univo la grammatica imparata alla pratica sul campo. Con i colleghi turchi cercavo di imparare nuove parole nella loro lingua e con altri animatori stranieri cercavo di imparare francese e spagnolo.  Anche a livello di cultura ho imparato e sto imparando diverse cose. Mi piace dire che ho aperto la mente!

Cosa fai adesso? Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Durante questi anni ho viaggiato parecchio: dopo quella prima esperienza estiva in Turchia,ho trascorso la stagione invernale in Egitto, poi di nuovo Turchia (su richiesta mia) per l’estate e ancora Francia in inverno come au pair, per imparare il francese. Dopo questo girovagare sono tornata nuovamente in Turchia per altre due estati, fermandomi anche in inverno. In estate era facile: tanto lavoro, zone turistiche.. Ma in inverno restare era più dura: dovevo trovare un lavoro parlando turco o inglese, non essendoci molto turismo. Dovevo prendere il permesso di soggiorno, cercare un posto dove vivere, capire la lingua sempre di più.. Ho girato diversi paesi qui in Turchia tra lavoro e viaggi. Spesso i turchi mi dicono che conosco la loro terra meglio io di loro. Ora è tutto più semplice: avendo un fidanzato turco vicino a me ho un importante appoggio. Vivo ad Izmir insieme a lui, sulla costa Egea ad ovest della Turchia. Io per ora faccio la casalinga, visto che ad Izmir, in inverno, trovare lavoro senza permesso non è facile. Speriamo di sposarci entro qualche mese, se tutto andrà bene, e poi forse tornare in Italia, per stare più vicini alla famiglia.

Ti sei integrata in Turchia?

Ascensore - IzmirMi sono integrata facilmente: la cultura è abbastanza diversa da restare stupiti, qualche volta, ma non troppo diversa dalla nostra (almeno qui all’ovest) per  avere problemi insormontabili. E’ un paese musulmano, ma molto più aperto dell’Egitto, dove per esempio non avrei potuto vivere a lungo termine. Purtroppo negli anni la Turchia sta cambiando: è quasi come se, piano piano, si stesse tornando indietro: c’è meno accettazione verso lo straniero. Col passare del tempo vivo sempre più episodi di “leggero razzismo”. Eppure sotto certi aspetti sono più moderni rispetto all’Italia. E i turchi sono davvero adorabili: testardi ma molto accoglienti, gioiosi, caldi e molto, molto simili agli italiani.

Ti manca Torino? Cosa o chi?  Pensi mai di ritornare un giorno?

Non mi è mancata fino a pochi mesi fa. Mi piaceva viaggiare, vivere qui in Turchia, conoscere gente nuova. Ma ora, seppur voglia ancora viaggiare, inizio a desiderare una vita più stabile: una casa mia, una famiglia, la MIA famiglia. Mi mancano i miei genitori, i nonni; a volte anche i luoghi natii (ma quando sarò là mi mancheranno allo stesso modo i “miei luoghi” turchi). Il motivo per cui voglio tornare è la famiglia. Non era così un paio di anni fa, ma ora, in giorni come Natale, vorrei essere a casa con loro anche io, con il mio fidanzato però. Tornare alla vecchia routine con lui mi sembra più facile:  almeno vivrò in una casa tutta mia, con i nostri ritmi. Non sarò sola, anche quando ci vedremo con la famiglia, ci sarà anche lui: come un incontro della vecchia e della nuova vita!

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Assolutamente sì: sia io che il mio fidanzato parliamo sia inglese che turco, e lui sta pian piano imparando l’italiano. Vogliamo insegnare ai nostri figli sia turco che italiano sin da bambini, e poi aggiungere l’inglese, che tanto studieranno anche a scuola.

La Turchia è multiculturale?

Sì, ci sono parecchi italiani, per lo più ad Izmir ed Istanbul, parecchi russi e tedeschi. Ci sono inoltre molti cinesi o coreani, a volte giapponesi, arrivati spesso per motivi di studio e poi rimasti qui. Ad Izmir ci sono, inoltre, molti greci. Nella zona turistica di Fethiye (nel sud-ovest) e in parte anche a Bodrum ci sono moltissimi inglesi, arrivati in passato per la stagione estiva e poi trasferitisi definitivamente in quelle zone. Al contrario di quanto si senta in televisione troppo spesso, qui in Turchia musulmani, cattolici e altre minoranze religiose convivono senza problemi.

La Turchia e l’Italia si somigliano molto così come i loro abitanti. Abbiamo molte abitudini in comune: la cucina mediterranea, la passione per il cibo, il modo di parlare con toni alti, il modo di gesticolare, il calore e il senso di accoglienza.  E’ un bel paese anche dal punto di vista turistico: natura, storia, cultura, tradizione.. Si trova davvero di tutto!!

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Anche Federica è stata una delle protagoniste delle storie di “Donne che emigrano all’Estero” che con il loro libro si raccontano, soffermandosi di volta in volta su aspetti specifici del proprio vissuto – la vita quotidiana, gli affetti, il lavoro, gli usi e costumi del nuovo paese, il cibo, l’arte, la musica, le bellezze naturali, le atmosfere.


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