Ciao! Mi chiamo Catia. Sono nata a Cervia, una bellissima cittadina della Riviera Romagnola, e li ho trascorso tutta l’infanzia e la mia prima giovinezza a contatto con le sue splendide Saline, i suoi magnifici pini e il suo mare.

Di cosa ti occupavi nella tua città?

Ho iniziato a lavorare molto giovane facendo le stagioni estive in albergo e studiando in inverno. In seguito ho frequentato, nella vicina Ravenna, scuole d’arte e di grafica e comunicazione, lavorando poi in diverse città del circondario.

Ho lasciato Cervia diverse volte prima della mia partenza definitiva. Il primo tentativo di vita all’estero fu intorno ai miei vent’anni, durante uno stage di lavoro di quattro mesi con la scuola di grafica, a Glasgow in Scozia. Terminato lo stage, anziché tornare a casa coi miei compagni, scesi in Inghilterra senza la conoscenza della lingua e trovai lavoro presso un ristorante italiano, ma il tentativo terminò dopo circa sei mesi quando, per un problema di salute, dovetti rientrare. Ripartii per Edimburgo col mio ragazzo, e attuale marito, circa sei anni dopo, nel 1999. Assieme riuscimmo ad organizzarci in loco con un corso a tempo pieno di lingua inglese al college e un appartamento in affitto, che ci pagammo facendo i camerieri quasi tutte le sere e i week ends per agenzie che offrivano lavoro temporaneo. Nel frattempo facemmo anche un corso per migliorare la nostra tecnica di servizio, e le agenzie cosi ci permisero di lavorare nei luoghi più prestigiosi della città e dintorni: dal Castello di Edimburgo a tutte le tenute aristocratiche che, seppur ancora abitate dalle famiglie nobili, venivano affittate per matrimoni ed eventi speciali, regalandoci la possibilità di vedere luoghi meravigliosi e vivere esperienze fantastiche. Tornammo in Italia dopo un anno, nel 2000. Infine, nel 2003 partimmo per Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, molto prima del successivo boom economico che colpi positivamente tutto il paese. E quello fu l’inizio di una nuova vita che ci ha trasformato in veri Expat. Fra Abu Dhabi e Dubai abbiamo vissuto nel paese circa dieci anni e a metà del 2012 è avvenuto l’attuale trasferimento a Singapore.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? 

Catia Camillini 02 Non posso spiegare chiaramente cosa mi ha spinto ad andare all’estero perchè viaggiare è un desiderio che ho portato dentro me sin da quando ero molto piccola. Da bambina notai subito che ogni volta che si prendeva la macchina per andare in visita ai parenti come a spasso per altre città io mi elettrizzavo di entusiasmo e felicità. Ciò ha continuato con le prime gite scolastiche per non smettere mai. Di fatto però, ho lasciato l’Italia perchè dopo diversi anni di lavoro non ho mai visto una possibilità di crescita e di sviluppo nel mio paese, e ho sempre creduto che, se avessi voluto concretizzare qualcosa avrei dovuto provare a farlo all’estero. Per mia fortuna avevo un compagno che la pensava come me e, proprio nell’anno della nostra partenza per Abu Dhabi mi ha sposato.

Perché hai scelto quella destinazione?

Per la verità è Abu Dhabi che ha scelto noi, attraverso un’offerta di lavoro a mio marito che nel frattempo era diventato Export Manager per un’azienda del nostro circondario e per la quale egli viaggiava sia in Asia che in Medio Oriente. La cosa curiosa è che proprio in quel periodo io gli avevo espresso la mia volontà di partire, con l’idea che la sua carriera ne avrebbe tratto un grandissimo arricchimento, mentre io avrei imparato seriamente l’inglese e  mi sarei confrontata con un nuovo approccio al lavoro rispetto a quello che ho vissuto in Italia, ovvero, più meritocratico. Infine, speravo avremmo potuto guadagnare meglio per pagare il mutuo che, nel frattempo, avevamo stipulato per un comprare un piccolo appartamento vicino alla nostra città, dove saremmo dovuti andare ad abitare insieme se fossimo rimasti in Italia.

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia? 

Fuori dall’Italia ho trovato quello che, a grandi linee, avevo previsto: grandi lotte e difficoltà ma anche tanti stimoli e meritocrazia. Non mi è mai stato regalato nulla, e non si contano i pianti e le rabbie sgorgate durante quei lunghi anni segnati da tante prove, ma la mia tenacia e determinazione hanno sempre avuto il sopravvento e il mio ottimismo ha trasformato ogni esperienza in ricordi meravigliosi che hanno arricchito in maniera inestimabile la mia vita per sempre.     

Conoscevi già le lingue straniere?      

Lo studio al college di Edimburgo che io e mio marito siamo riusciti a portare a termine per la lunghezza di un anno scolastico con relativi esami, è stata un’ottima base ma non sono rientrata in Italia con l’inglese in tasca. Una lingua straniera, infatti, richiede molto tempo e impegno per apprenderla. Una volta arrivata ad Abu Dhabi, l’inglese, fondamentalmente, l’ho studiato da sola: in un primo momento ho frequentato un corso serale di lingue dopo il lavoro che, con mia grande sorpresa, trovai immediatamente presso un’importante agenzia di pubblicita’ internazionale, la McCann Erickson Worldwide; poi ho stressato i copywriters, i redattori di scritti professionali all’interno dell’agenzia, ai quali chiedevo continuamente di correggermi quando parlavo; infine, studiando a casa, leggendo un sacco di libri e guardando film in inglese con sottotitoli in inglese.

Oggi parlo inglese in maniera scorrevole e corretta ma mantengo forte e chiaro il mio accento italiano che, ad ogni modo, pare sia un “plus” che mi fa riscuotere successo quando parlo in pubblico o insegno design. 

Cosa fai adesso?

Faccio felicemente la mamma a tempo pieno.

Non è stato facile lasciare il mio lavoro che mi ha regalato delle soddisfazioni immense, fra cui: il branding design del prestigioso Emirates Palace di Abu Dhabi per Sua Altezza il Principe Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, o l’environmental branding design dell’Aeroporto di Emirates Airlines a Dubai.

Ma quando io e mio marito abbiamo deciso che avremmo desiderato avere un figlio, nel giro di sette mesi sono stata operata due volte per gravidanze extrauterine, e di conseguenza abbiamo dovuto continuare a tentare con l’ausilio della fecondazione assistita. Questo desiderio di un figlio ci ha fatto vivere un’avventura lunga circa quattro anni con sei tentativi di fecondazione assistita falliti, che hanno fatto si che io lasciassi il mio lavoro per concentrarmi su questo progetto solamente, e il settimo tentativo è stato finalmente vincente proprio qui, a Singapore.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Ho sicuramente dovuto confrontarmi con diverse nuove difficoltà nella mia nuova vita a Singapore. Sono arrivata già appesantita dalla sofferenza delle sei fecondazioni assistite fallite, ma in più, mentre negli Emirati Arabi Uniti avevamo, dopo tanti anni, la nostra vita avviata, a Singapore tutto era nuovo e sconosciuto e, con mia grande sorpresa, anche i primi approcci con alcune italiane in loco fu tutt’altro che ospitale e socievole.

Bisogna aggiungere che un periodo di assestamento e adattamento è prassi naturale sia per il corpo che per la mente di ognuno che decida di rilocarsi in un paese nuovo: trovarsi in un luogo il cui il sistema, gli usi e i costumi sono diversi dai nostri italiani, o dal precedente luogo di provenienza come nel mio caso, richiede un periodo che io chiamo “Zen”: di osservazione e di ascolto, prima che di grandi azioni.

A livello pratico la continua elevatissima umidità, trovandoci a poca distanza dall’Equatore, che fa continuamente sudare e gonfiare gli arti, e la mancanza dell’auto, scelta comune rinunciarvici a causa degli altissimi costi, sono fra le cose di cui ho risentito di più ma che non hanno condizionato la mia quotidiana contentezza di vivere qua.

Ti sei integrata dove vivi? 

A Singapore ho dovuto organizzare la mia vita in maniera differente rispetto alle mie esperienze precedenti, dove praticamente ho sempre esclusivamente lavorato.

Anzitutto appena arrivata ho cercato subito una nuova clinica per continuare il processo di fecondazione assistita e qui, il mio nuovo medico mi mise a riposo forzato: rimanere bloccati in casa per mesi e mesi non ha certo aiutato il mio inserimento in città nè tantomeno nella comunità. A quel punto, mi sono dedicata a nuove attività che non avevo mai avuto modo di esplorare prima, come: cucinare, mettendoci tanto impegno e ricerca, e scoprire che mi piace e che mi riesce bene; scrivere per Donne Che Emigrano All’Estero, una bellissima pagina Facebook di donne italiane espatriate che raccontano le loro storie e avventure dai paesi in cui si sono rilocate. E’ da poco l’uscita di un eBook che raccoglie le nostre storie di vita fino a questo momento, e i cui proventi della vendita andranno devoluti in beneficenza. Abbiamo anche un bellissimo sito web in cui potremo continuare a raccontare tutte le nostre storie, oltre che, possibilmente, aiutare meglio chiunque volesse compiere un passo verso l’espatrio. Donne Che Emigrano DCEE GRANDEAll’Estero mi ha permesso di confrontarmi con la realtà di tante altre donne, di concedermi senza paura, di sentirmi vicina a queste persone che fanno esperienze incredibili, attraverso il mondo virtuale dal quale, sto scoprendo, tante buone cose possono nascere; poi ho creato io stessa un gruppo online su Facebook chiamato Donne Italiane A Singapore (DIAS), con la speranza che questo potesse servire alla comunità delle donne italiane che, come me, desiderano comunicare e scambiarsi informazioni utili per la nostra vita in città e creare anche varie possibilità per conoscersi personalmente; infine, grazie al lavoro di mio marito, abbiamo allargato le nostre conoscenze con i singaporeani, persone colte e interessanti. E col tempo ho cominciato ad assestarmi, dopo circa due anni.

Ti manca la tua città?

Si, Cervia mi manca. Io li sono nata e cresciuta, le mie origini, i miei ricordi, la mia casa e famiglia, l’affetto dei miei nonni che non ci sono più, gli amici, il profumo del mare e dei miei pini, il sapore della piadina e del nostro pesce. Tutto mi riporta a casa, ci sono sempre col cuore e, quanto più spesso posso, la raggiungo durante l’arco dell’anno.

Cosa diresti a chi è rimasto nella tua città natale? E quali consigli a chi vuol vivere fuori dall’Italia?

E’ difficile dare suggerimenti per la verità, le persone sono tutte diverse e le varie necessità troppo personali per azzardarne alcuno, credo. La mia scelta di espatriare era giusta e non me ne sono mai pentita, anzi… Posso dire sicuramente che un’esperienza prolungata all’estero regala la possibilità di confrontarsi meglio con se stessi e di confrontare meglio il nostro paese con le realtà delle altre nazioni; vivere all’estero toglie più facilmente quei “paraocchi” che, in maniera naturale, ognuno di noi innalza se vive per tutta la vita nella propria città solamente, e sollecita una reazione positiva a situazioni o realtà stagnanti che altrimenti non sfocerebbero in nulla di costruttivo per la propria vita.

 Pensi mai di ritornare un giorno?

E’ un pensiero difficile in questo momento che siamo ancora giovani e attivi, e tutte le possibilità per noi le vediamo all’estero. Specialmente ora che abbiamo un bellissimo bambino a cui pensare, desideriamo che egli sia italiano e che conosca perfettamente le sue origini, ma anche che diventi un cittadino del mondo, pronto a muoversi e a stabilirsi ovunque più gli aggrada, senza paura, sereno. Torneremo in Italia sicuramente, ma forse non in maniera permanente. L’ideale sarebbe trascorrere in Italia alcuni mesi all’anno, e gli altri all’estero.

 Come e dove ti immagini in futuro?

Pregando che la salute ci accompagni sempre, spero di continuare ad avere un lungo soggiorno in Asia, ma poi sarei pronta per una nuova grande avventura, forse in America? Perchè no..

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Mio figlio parlerà senza dubbio una o più lingue straniere, ma anche un perfetto italiano.

E se darà retta alla mamma, lo faranno anche i suoi figli. Noi siamo italiani, è il nostro sangue, e tali siamo orgogliosi di rimanere anche se viviamo all’estero. Farò il possibile affinchè questo sia maturato anche dalla nostra progenie.

Il Paese dove vivi adesso è multiculturale?

Assolutamente si. Singapore nasce proprio dall’assestamento sull’isola di diverse popolazioni provenienti da diverse aree geografiche del circondario che, grazie all’incredibile buon lavoro di colui che viene chiamato il Padre della Patria, e che purtroppo è defunto lo scorso 23 marzo 2015, il grande Primo Ministro Lee Kuan Yew, queste popolazioni oggi convivono pacificamente riconoscendosi nel paese da generazioni, ma mantengono vivissime le loro originarie tradizioni culturali, le loro lingue, religioni e festività, condividendole attivamente col resto della popolazione per tutto l’arco dell’anno. Singapore è caratteristica proprio per questo turbinio multiculturale che la rende pressochè unica nel suo genere.

Differenze tra l’Italia e il Paese in cui vivi?

Le differenze fra l’Italia e Singapore sono enormi.

L’Italia è un gioiello unico al mondo: la nostra cultura, la nostra arte e bellezza, la nostra infinita varietà culinaria, la nostra storia, sono profonde caratteristiche che non si possono paragonare a nessuna altra nazione e che rendono gli italiani e il nostro paese assolutamente autentici!

Anche Singapore possiede enormi bellezze che la caratterizzano inequivocabilmente, come la multiculturalita’ di cui parlavo prima, la meravigliosa ed elegante foresta tropicale che ancora padroneggia sull’isola, la temperatura costante che le regala l’estate tutto l’anno, e queste per citarne solo alcune.

Le differenze dall’Italia che più mi colpiscono e che rendono Singapore, a mio avviso, superiore al nostro paese sono le seguenti: la città è ufficialmente fondata sulla meritocrazia; la corruzione è bandita; l’economia funziona e lo Stato conosce profondamente le varie religioni che la occupano, fra cui le più importanti monoteiste, per richiedere a tutto il suo popolo il dovuto rispetto reciproco e buona convivenza, rendendola uno dei paesi più sicuri al mondo oltre che uno dei paesi economicamente più importanti. Anche a Singapore ci sono sicuramente molte cose da migliorare, ma la situazione generale è davvero positiva e ammirevole, se si pensa che stiamo parlando di un paese che era del terzo mondo fino a poco tempo fa.

Singapore è davvero una grande esperienza, ed io sono molto felice di poterla vivere assieme alla mia famiglia e con tanto entusiasmo.

(Foto in copertina di Catarina Clemente durante una lezione di Catia Camillini)


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