Mi chiamo Veronica, ho quasi 34 anni e vivo a Tokyo. Quando ho lasciato l’Italia ne avevo 26, poco dopo aver terminato i miei studi in Lingue. Sono passata attraverso il Sud della Francia, Hong Kong, Giappone e la prossima tappa sarà in un’altra città asiatica.

Di cosa ti occupi?

Grazie alla mia formazione nelle Lingue straniere, ho sempre lavorato all’accoglienza per alberghi e ristoranti stellati.

Quando hai deciso di vivere fuori dall’Italia?

Quando penso alla mia partenza, penso sempre al marzo 2011, avevo 28 anni, perchè è il mese della partenza per Hong Kong, il grande volo. Non mi sono mai considerata in espatrio quando lavoravo e vivevo in Francia, non ho sentito nessuna differenza.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? Non hai pensato di fare lo stesso in Italia? 

Quando sono arrivata in Francia, è stato su suggerimento della mia famiglia. A Milano una volta terminati gli studi e iniziato a lavorare, non ero soddisfatta: mantenersi da sola era difficile, le prospettive quasi assenti. Non mi sarei potuta permettere di vivere sola, avevo un contratto a progetto che avrebbe richiesto anni per diventare indeterminato, e che comunque non mi garantiva grandi speranze di crescita professionale, anche se comunque il lavoro mi piaceva molto ed ero sinceramente affezionata ai miei colleghi. I miei genitori lavoravano da anni nel Principato di Monaco e mi hanno detto “perchè non provarci?”. Ho trovato lavoro in un grande albergo in poche settimane e mi sono stabilita. Per Hong Kong invece, la spinta è arrivata dal mio ragazzo di allora, oggi mio marito: aveva ricevuto una bella offerta, alla quale era seguita dopo qualche giorno anche una proposta per me. E di nuovo mi sono detta: “Perchè non provarci?”.

Veronica Zoccheddu (3)


Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia? 

Sicuramente situazioni contrattuali ed economiche migliori, magari molta più pressione e un lavoro che mi impegnava per molte più ore, ma con una soddisfazione e delle opportunità diverse.

Le tue previsioni sono state soddisfatte?

Ampiamente! Per fortuna, dopo i primi difficili mesi di adattamento all’Asia, ad oggi, quando mi guardo indietro, penso di aver fatto il meglio che potevo. Io e mio marito non avremmo mai costruito quello che abbiamo oggi se fossimo rimasti dove eravamo. Sicuramente abbiamo fatto enormi sacrifici, forse anche più grandi del previsto, ma a conti fatti va bene così.

Conoscevi già le lingue straniere? 

Si’. E per quanto pensi che la facoltà di Lingue da me fatta non prepari assolutamente gli studenti (almeno fino a qualche anno fa, non saprei ora) al mondo del lavoro, è stata la conoscenza delle lingue ad aprirmi le porte all’estero. Sono stata assunta a Monte Carlo nonostante la mancanza di esperienza perchè parlavo correttamente tre lingue e potevo comunicare ad un livello intermedio in una quarta. Stessa cosa a Hong Kong e Tokyo: le lingue straniere mi hanno aperto tante porte.

Cosa fai adesso?

Lavoro per un agenzia di viaggi francese, con sede a Parigi, specializzata in viaggi in Giappone. Io faccio parte del team dell’accoglienza per la città di Tokyo.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

A Hong Kong è stato sicuramente il primo impatto con l’Asia, i modi di fare delle persone, i ritmi serratissimi a mettermi in difficoltà i primi tempi, anche se quando mi guardo indietro è una città che rimarrà sempre nel mio cuore, che mi ha cambiata tanto e mi ha fatto incontrare persone eccezionali. A Tokyo il challenge è venuto dalla barriera linguistica, e dal fatto che i giapponesi parlino poco inglese. Sono dovuta andare a scuola di lingua per i primi mesi per poter finalmente acquisire almeno qualche strumento di base della conversazione.

Ti sei integrata in Giappone?

Purtroppo no. A Tokyo non abbiamo amici giapponesi e i contatti sono davvero molto superficiali. A differenza di tutti gli altri posti in cui abbiamo vissuto, anche trovare amici europei è stato abbastanza difficile.

Cosa ti piace e cosa meno di Tokyo?

Per rispondere a questa domanda mi permetto di rimandarvi al mio post sul blog per il quale scrivo, le meravigliose Amiche di Fuso:

http://www.amichedifuso.com/2016/06/15/odi-et-amo-cose-che-adoro-cose-che-non-sopporto-in-quel-di-tokyo/

Entrare in contatto con loro è stata una delle tante cose belle capitate in espatrio.

Ti manca la tua città natale? Cosa o chi?

Mi manca molto la mia famiglia, i miei luoghi. Più che nella mia città natale, vorrei tornare nel Sud della Francia: sapori, odori, il clima meraviglioso, a pochi chilometri dall’Italia… la sensazione di vivere nel mondo reale e non in una realtà parallela, come a volte mi sembra in Asia.

Cosa diresti a chi è rimasto in Italia e quali consigli a chi vuol vivere all’estero?Veronica Zoccheddu (2)

A chi è rimasto nella mia città natale non mi sento di consigliare nulla: evidentemente ha le sue ragioni, come io le mie. Non sono una “expat a tutti i costi”, di quelli a cui l’Italia fa schifo e non funziona nulla (oppure è tutto bellissimo e meraviglioso mentre il paese di accoglienza una prigione – questi sono due atteggiamenti opposti che vedo in molti expat e non mi piacciono per nulla). A chi parte dico che deve valerne la pena, che bisogna ponderare pro e contro e informarsi molto bene sul paese di destinazione: tasse, sanità, assicurazioni, pensioni… so che sono cose noiose, ma a meno di non essere un giovane laureato / diplomato alle prese con un anno sabbatico intorno al mondo, quando si parte lo si deve fare per qualcosa: deve esserci una prospettiva economica o di carriera o di realizzazione personale (finalmente poter fare ciò che si ama) o di ricongiungimento familiare… insomma, non per inseguire l’ideale del paese perfetto. E poi, a chi parte, direi soprattutto una cosa, che non mi stancherò mai di ripetere: il posto perfetto non esiste. In tutti i paesi in cui potremo vivere ci sarà qualcosa che non ci piace, qualcosa che ci fa venire nostalgia di casa, o ci crea difficoltà. Qui sta la sfida: prendete il bello, tutto il bello che c’è, e godetene, approfittatene. Scegliete di essere felici in quel posto, con la consapevolezza che non sarà per sempre. Non ascoltate chi, da casa, mette in dubbio le vostre scelte: dovete sentirle voi, nella pancia, e saprete se state facendo la cosa giusta. E se doveste tornare, e se dovesse andare tutto male… il fallimento non esiste, esistono solo tanti gradini verso la meta, tanti passi verso i propri obbiettivi, è normale che qualche volta si inciampi. Non fatevi buttare giù da nessuna critica.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Spero di tornare in Francia, come ho detto, ma non saprei dire fra quanti anni… spero meno di dieci!

Come e dove ti immagini in futuro?

Dopo aver fatto un trasloco internazionale o intercontinentale ogni due o tre anni, spero vivamente esista un posto dove poter restare almeno una decina di anni, a poche ore di volo dagli affetti. Una grande città europea, o Dubai, potrebbero essere un buon compromesso.

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Assolutamente no. Mio marito ed io siamo tassativi su questo. Vogliamo che la nostra bimba, in arrivo fra qualche mese, possa approfittare dei sacrifici che stiamo facendo e ritrovarsi in un ambiente internazionale, multiculturale, dove non scoprirà mai cosa è bianco, nero o asiatico, dove possa facilmente parlare almeno inglese e francese, e magari col tempo anche un’altra lingua straniera, ma a casa si parla italiano, non ci sono deroghe! Per ora è presto per dirlo, ma spero di poterla seguire con una piccola formazione di grammatica e scrittura, oltre che di geografia italiana. Non importa dove saremo nel mondo, si possono avere radici forti anche lontano da casa, e non voglio che i miei bambini si dimentichino mai che sono italiani al cento per cento.

Veronica Zoccheddu (1)Il Giappone è multiculturale?

No. Ci sono abbastanza stranieri, soprattutto a Tokyo, ma il Giappone rimane un paese per giapponesi. Non c’è alcun interesse, se non superficiale, ad una vera integrazione.

Differenze tra l’Italia e il Paese in cui vivi? 

Moltissime! Per molte cose Italia e Giappone sono agli antipodi. Innanzitutto il senso civico, l’educazione sociale, che qui è ammirevole e molto forte. La diversità nei colori, nello stile di vita, qui molto più…si può dire mesto?


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