Mi chiamo Henri Olama e sono nato in Camerun. Sono arrivato in Italia nel 1989.

Cosa ti ha portato in Italia?

Sono venuto in Italia per motivi di studio. A propormi questo viaggio fu una ONG impiantata in alcune città del Camerun dagli anni 70. Nella mia città che si chiama Mbalmayo avevano costruito un grande centro e si svolgevano varie attività tra cui: la salute di base, l’animazione culturale e sociale, l’istruzione scolastica ecc…

Non essendo particolarmente interessato alla scuola che frequentavo saltuariamente, iniziai a collaborare al centro, tenendo aperti i loro vari atelier di pittura, di lettura o di fotografia che venivano offerti ai tanti giovani della città. I responsabili della ONG non rimasero indifferenti al mio spirito intraprendente e mi proposero di venire a completare la mia formazione in Italia. Partenza dolorosa per me e per i miei familiari ma che dovetti affrontare per regalarmi nuove prospettive per il futuro.

Come hai imparato l’italiano?

Non ho seguito un corso di lingua italiana. Al mio arrivo in Italia nel mese di settembre 1989, avrei dovuto trascorrere un anno a casa studiando la lingua italiana, prima di iscrivermi ad un corso serale per la Maturità, diploma che non avevo ancora.

Ma dopo qualche giorno iniziai ad annoiarmi e chiesi ai responsabili della comunità di iscrivermi alla scuola serale. L’idea fu accolta con grande stupore in quanto ero in Italia da poche settimane, ma accettarono la mia idea folle. Trascorsi un anno a dir poco stimolante: durante la giornata studiavo da solo l’italiano, poi cercavo di parlare con tutti. Di sera andavo a scuola dove mi facevo aiutare dai compagni di scuola che scrivevano gli appunti per me. I primi mesi furono deliranti e un po’ per volta ho preso il ritmo e diventai sempre autonomo e alla fine dell’anno scolastico passai la maturità con un 42/60.

Credi che parlare italiano vivendo in Italia sia importante/necessario?

Non è necessario per chi può farne a meno per statuto sociale, penso ad esempio a certi artisti o personaggi che vivono o viaggiano continuamente. Per loro una lingua è solo una possibilità in più. Ma per chi vive in Italia, sta portando avanti un progetto di vita in Italia, la lingua italiana è importante e necessaria. Sfortunatamente questa lingua che è davvero meravigliosa assume un aspetto molto scuro nella sua versione burocratica. Credo che nemmeno gli italiani riescano a capire quella versione.

Che problema hai incontrato quando sei venuto qua?

Non mi ricordo di aver mai incontrato problemi particolari in Italia. Ciò è dovuto forse al mio modo di essere. Io sono cresciuto con il culto del fare e sono sempre stato intraprendente. Quando incontro una difficoltà non arretro ma penso già a come risolverla. Forse ho anche subito il razzismo ma non me ne sono accorto, forse qualcuno mi ha rifiutato un posto di lavoro, ma mentre stava temporeggiando io avevo già trovato altro da fare. Durante il periodo universitario, da studente lavoratore, mi sono sentito dire talmente tanti no (da ONG, parrocchie, cooperative ecc) che avrei dovuto odiare l’Italia, ma in realtà mi sono accorto che le leggi in vigore non erano per forza contro lo straniero o gli immigrati. Ad esempio, ho potuto usufruire come qualsiasi cittadino italiano, del pagamento minimo delle tasse universitarie per meriti scolastici: un aiuto che mi ha permesso di completare gli studi universitari, pur essendo praticamente un nullatenente.

Credi che la società multiculturale possa esistere?

Esiste già la società multiculturale, a volte in maniera pianificata come nel caso (ormai in crisi) dell’Olanda, a volte determinante per il destino del paese come per il Canada. Questo tipo di società che non esiste per volontà di qualcuno deve tuttavia essere monitorata dalla politica e dalla società civile. Aggiungo che, anche se venisse abolita, esisterà lo stesso perché vige dove popoli diversi si incontrano e convivono gli stessi spazi. Il multiculturalismo esiste perché lo vuole il cammino della storia.

Cosa vuol dire “multiculturalismo” per te?

Per me multiculturalismo rimanda sempre alla coesistenza di diverse culture, di diverse identità, al reciproco rispetto e alla convinzione che un cittadino modello lo è soprattutto quando vengono rispettate e valorizzate le sue radici e la sua differenza. Il multiculturalismo permette a ciascun individuo di rendere positivi e attivi gli elementi della propria cultura di origine. Il multiculturalismo non è contro la società autoctona, ma ha bisogno del riconoscimento di tale società e deve essere rafforzato da norme legislative.

henri olama (1)


Multiculturalismo esiste nel tuo paese di origine?

Le nozioni di interculturalismo o di multiculturalismo si applicano difficilmente in Africa (tranne il Sudafrica). Si possono intravedere nelle grandi città, ma rimangono categorie della cultura occidentale.

Perché alcuni italiani hanno paura degli stranieri e/o rifiutano il multiculturalismo?

La nozione di multiculturalismo mette in crisi tutte le società dove l’omologazione dei modi di pensare e di agire è all’ordine del giorno. Le semplificazioni giornalistiche che fanno seguito a certi fatti di cronaca aiutano la maggior parte dei cittadini a farsi un’opinione, che non è quasi mai positiva nei confronti degli immigrati.

Anche il mondo del volontariato fa la sua parte nell’alimentare il sentimento di rifiuto nei confronti dei migranti: a volte l’immigrato viene presentato come un poveraccio da aiutare e quando non viene aiutato non può che dedicarsi alla delinquenza.

A volte all’immigrato non vengono offerti gli strumenti per compiere pienamente il proprio processo di emancipazione. E’ come se certi ONG avessero un continuo bisogno di soggetti che vivono nel bisogno e nell’indigenza.

Tutto questo genera paura e ignoranza e la sensazione che siano persone o comunità che rappresentano, sfuggono al controllo sociale e statale.

Chi si impegna a favore dei migranti deve aiutarli a fare il primo passo e deve imparare a non essere necessario al loro percorso. Per molti di noi la vera necessità è costituita dalle leggi e dalle opportunità che ci offre il nuovo paese dove abbiamo scelto di vivere. Chi è abituato a dire sempre “grazie” fa fatica a perdere quest’abitudine.

Cosa ti piace dell’Italia?

E’ difficile elencare le cose che mi piacciono dell’Italia. Mi viene in mente ad esempio l’umanità della sua gente. A volte che urla il proprio astio verso lo straniero piange quando lo vede soffrire. Mi piace il loro dinamismo e la loro creatività. La storia ci ha consegnato un’Italia costruita da grandi maestri dell’arte, dell’architettura, del pensiero ecc.

Non mi piace quando diamo la sensazione di vivere di rendita sull’importante eredità culturale consegnata a questa generazione. Mi convince poco quello strano patriottismo che sembra mettere d’accordo la comunità (o parte della comunità) solo quando uno straniero ci invade oppure quando la nostra nazionale di calcio deve affrontare un’altra nazionale, quando malediciamo i politici (che votiamo). A volte sembriamo esigenti e intransigenti con gli altri e un po’ meno con noi stessi.

Hai mai avuto un’esperienza di “razzismo” qua?

Tanti, ma ci passo sopra come un trattore e a volte il razzista di turno rimane sconcertato dal mio atteggiamento. Aggredendo un cafone ti metti al suo livello e siccome è più bravo di te nelle aggressioni, la lotta diventa impari. Il mio operato dove non entra quasi mai la parola “razzismo” è profondamente improntato sulla cultura del rispetto delle differenze, sul rispetto delle competenze e sulla profonda conoscenza del paese chi mi ospita da anni.

Cosa ti sorprende nella cultura italiana?

Amo la cultura o meglio le culture italiane. Ho avuto la fortuna (che hanno pochi italiani) di aver visitato quasi tutto il paese e devo dire ne rimango sempre colpito positivamente. Sfruttando questa mia conoscenza, mi è capitato di chiedere a persone con mentalità chiusa se avessero visitato anche loro tutta l’Italia come ho fatto io. Alla risposta negativa gli consigliavo di farlo al più presto per conoscere meglio il loro paese e per aver avere più argomenti contro di me.

A cosa hai dovuto rinunciare quando ti sei trasferito in Italia?

Sicuramente la mia famiglia e i miei amici, a quella sensazione di pace che ti avvolge quando sei a Mbalmayo, alla spontaneità nella costruzione e nel mantenimento dei rapporti umani e sociali. Ma l’Africa sta cambiando e a volte non sa esprimere pace e amore.

Ti senti “accettato” – “integrato” nella società italiana?

Né uno né l’altro. La scelta di vivere in Italia fa parte del mio progetto di vita. Un progetto di vita che include: il rispetto della legge, la creazione di una famiglia, la condivisione dei riti culturali e sociali, il contributo artistico, creativo e culturale per migliorare la società e l’idea che gli italiani si fanno degli stranieri, la creazione di opportunità di lavoro. Non mi sento né accettato, né integrato. Mi sento un cittadino come tanti altri.

Com’ è cambiato il tuo stile di vita in Italia?

Ho sempre lottato e dato il massimo per raggiungere i miei obiettivi. A volte ci sono arrivato, altre volte non è stato possibile. Ma da cittadino, credo di non essere l’unico a dare il massimo. I miei genitori mi hanno insegnato a non odiare chi ha più di me, ma anche a non disprezzare chi vive nell’indigenza.

Ti interessa la politica, cultura italiana?

Sono apolitico ma sono tra quelli che coltivano il sogno di un paese sempre più moderno. Non mi piace la demagogia e il populismo e trovo davvero barbaro il prendersela con chi non può difendersi: bambini, anziani, malati e gente che scappa da guerre e altre calamità.

Continui a seguire le notizie dal/sul tuo Paese?

Sempre e comunque. Il web mi è di grande aiuto in questo. Seguo con grande apprensione la lotta contro il gruppo terroristico Boko Haram che sta massacrando uomini, donne e bambini nelle regioni nordiche della Nigeria e del Camerun, a volte nella totale indifferenza dei paesi occidentali.

Ti piace il cibo italiano?

Sono un appassionato di tutto il cibo italiano e adoro tutto il cibo camerunese.

Cosa pensavi dell’Italia e degli italiani prima di trasferirti?

Quando ero piccolo in Camerun l’Italia era famosa soprattutto per il calcio, per la pasta, per la pizza. Un’altra cosa che mi colpiva era la folta presenza dei volontari italiani che noi confondevamo con dei preti. Nei confronti dell’Italia sicuramente tanta positività e tanta curiosità.

Pensi di tornare nel tuo Paese di origine?

Credo che la mia vita è ormai qui. Visito volentieri il Camerun e ogni volta che lo faccio mi si stringe il cuore, ma provo ormai gli stessi sentimenti verso l’Italia. Ho il cuore diviso ma si tratta di una divisione sana.

L’Italia è speciale per te? Cosa lo ha reso possibile?

E’ speciale perché ci vivo con la mia famiglia, perché ho figli italiani, amici italiani. La maggior parte dei collaboratori della mia società sportiva sono italiani e abbiamo un rapporto speciale. Ho poi la fortuna di collaborare con scuole e con università incontrando bambini, ragazzi e docenti speciali che non mi fanno sentire straniero.henri olama (3)

Cosa ti manca di più del tuo Paese?

Quella parte della mia famiglia che è rimasta giù e quel modo spensierato di essere camerunese che ti fa affrontare ogni difficoltà con leggerezza e con la certezza (folle) che tutto si risolverà.

Cosa trovi strano in Italia o negli italiani?

La gestualità, la rabbia nei confronti di politici che vengono poi votati e riconfermati, lo sciovinismo alimentare, l’enfasi verbale sul rispetto delle regole, l’amore e la cura che molti hanno verso l’auto, le urla durante i talk show televisivi ecc.

Per me tutto ciò non ha per forza connotazioni negative, ma riconferma la grande capacità degli italiani di rimanere a galla quanto tutto affonda, grazie al loro dinamismo e alla loro inventiva.

E’ difficile il rapporto nella coppia mista?

A mio avviso non ci sono molte differenze. E poi cosa intendiamo per misto? A mio avviso le stesse identità di genere ci rimandano già ad enorme differenze tra il modo di essere donna e il modo di essere uomo. A questo punto tutte le coppie possono essere considerate miste. Ai miei figli ripeto sempre: siete italiani e dovete essere sempre fieri di esserlo. Lo stesso vale per la lingua: devono studiare bene la lingua italiana e quando saranno più grandi potranno studiare il francese e l’inglese. Io stesso, da immigrato svolgo importanti attività di educazione alla cittadinanza presso molte scuole insegnando ai bambini l’amore e la conoscenza della propria patria. Ritornando ai miei figli, scoprono spesso il mio essere africano quando cucino per loro un piatto tipico del Camerun, quando balliamo il bikutsi o il makossa oppure quando rispondo con passione alle loro domande sul mio paese d’origine.

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Henri Olama è il papà di Yannick, un bambino affetto da Craniostenosi, una patologia molto rara di cui non sapevo nemmeno l’esistenza!

Ad aiutarci a conoscere e ad affrontare questa percorso è stata l’Aicra Onlus, associazione che offre il sostegno psicologico alle famiglie che vanno incontro alla diagnosi di questa malattia.
Oltre al sostegno psicologico, l’Aicra diffonde anche la conoscenza di questa malattia, che proprio perché poco conosciuta è difficile da diagnosticare
Io e l’Associazione Gruppo Erranza ASD di cui sono presidente, abbiamo deciso di realizzare un cd musicale il cui ricavato andrà all’Aicra. Finora siamo stati aiutati e sostenuti da altre associazioni, numerosi artisti e professionisti che hanno permesso di completare le registrazioni dei brani.
Ora abbiamo bisogno di un aiuto per la grafica e la stampa del cd e per gli eventi promozionali che permetteranno di aumentare i fondi da donare all’Aicra.


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