Mi chiamo Daphné Reguiessé, ho 23 anni e sono francese, originaria del Poitou Charente.

Amo viaggiare, lo sport, l’arte, la cultura. Questa è la mia vita al momento, non mi lamento mica, ma ho bisogno di più. Ho girato parecchio e non ho mai concretamente vissuto nella città dove sono nata a Niort. Nel dicembre 1992 (allora avevo 9 mesi) i miei genitori si sono trasferiti per motivi di lavoro a Trebaseleghe, in provincia di Padova, e questo fino al 1997, anno nel quale – purtroppo – siamo tornati in Francia, in Normandia questa volta, nella piccola città di EU.

Per un periodo lampo siamo stati ad Iserlon, vicino a Dortmund, in Germania, giusto il tempo di trovare una scuola, una casa, imparare il tedesco ed eravamo tornati in Francia: il lavoro di mio padre non andava bene. Una falsa partenza insomma, ma che almeno ci ha dato l’opportunità di imparare un’altra lingua!

Così, ci siamo trasferiti al sud, nella calda e soleggiata Provenza, ad Avignone. Era il 2000 e da allora i miei genitori vivono lì – tra viaggi di lavoro e di divertimento- a Villeneuve-lez-Avignon, per l’esattezza.

Quando ho finito la maturità, a 18 anni sono voluta tornare in Italia e mi sono iscritta all’Università degli Studi di Padova, a Scienze Politiche, dopo un tentativo fallito di studiare medicina… Da medicina a Scipol, un abisso penserete? E invece dietro c’è un ragionamento semilogico: volevo diventare medico senza frontiere e quindi lavorare in ambito umanitario, per cui mi sono iscritta a Relazioni Internazionali e Diritti Umani.

Imparare l’italiano non è stato particolarmente difficile in realtà: sono partita dall’Italia a 4 anni e mezzo quindi ce l’avevo un po’ “nelle orecchie”, anche se in realtà il merito è tutto di mia madre che ha tentato in tutti i modi di tenere acceso l’italiano nelle nostre menti, a me e mio fratello che allora aveva 3 anni. La sua tecnica, geniale devo ammettere, è stata di farci credere che il lettore cassette leggeva a colore solo le videocassette italiane, e quando sei un bambino piccolo non vuoi vedere film in bianco e nero, quindi ha funzionato perfettamente.

Con la scusa delle videocassette, tornavamo ogni anno o ogni due in Italia così da fare scorta e da salutare gli amici che i miei genitori si erano fatti a Trebaseleghe. Siamo rimasti 4 anni e mezzo in quel piccolo paese, mica tanto, eppure i miei si sono affezionati tantissimo all’Italia, ed è probabilmente la ragione per cui mi ci sono affezionata. Mi ricordo anche che presero l’abbonamento al satellitare in modo di avere i canali italiani e guardavamo Incantesimo, ragione per cui, in un primo tempo – e questo fino ai miei 18 anni- , ho voluto diventare “medico senza frontiere”, come il figlio di uno dei personaggi del telefilm… ve l’ho detto l’Italia mi ha segnata. Fin da subito era chiaro che me ne sarei andata per studiare a Padova, avrò avuto 6 anni quando lo dissi a mia madre, ed eccomi qui ora, da 5 anni!

E’ stato più faticoso imparare a leggere e scrivere, perché alla fine non l’ho mai studiato propriamente. Ho fatto un anno alle superiori, ma studiando allo scientifico avevo già due lingue (tedesco e inglese) e il tempo per l’italiano non mi ha permesso di approfondire la grammatica e tutte le cose che non sapevo come la storia italiana e la cultura in generale. Ho imparato a leggere e a scrivere con i cartelli stradali, poi crescendo mia madre mi comprava gli “hollyhobby” e tiravo ad indovinare le parole e a memorizzare come si scrivevano.

Tuttora faccio ancora molti errori quando scrivo, in particolare con le consonanti doppie: voglio dire spiegatemi perché si scrive “comunismo” e non “communismo”? In francese è coMMunisme e si pronuncia come in italiano…tanto per complicarmi la vita immagino!

Indubbiamente quello che mi ha permesso di migliorare in italiano, è stato il fatto di trasferirmi in Italia, c’è poco da fare, è il modo migliore per imparare e approcciare un’altra cultura! Cosi, diciottenne, catapultata in una casa con due coinquiline triestine e una sarda tentavo di capire cosa fossero le “scovasse” , il “zicopelizza”e gli zucchini – che avevo sempre chiamato zucchine. In quel periodo facevo di quelle gaffes che non vi sto neanche a raccontare, perché alcune erano veramente – veramente – imbarazzanti!

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Comunque sia, LA svolta è stato iniziare a frequentare l’università dove ho conosciuto da subito due mie carissime amiche veneziane (Anna e Giulia) che mi hanno inserito nella vita padovana e permesso di adattarmi a questa città viva e strepitosa! La vita da universitari l’abbiamo vissuta al 100%, ho conosciuto sempre più persone, alcune anche da Padova che sono diventati amici stretti (Toso, Mattia e Giulia). Grazie a loro ho sicuramente migliorato il mio italiano, e forse in qualche modo me stessa, adattandomi pienamente alla vita italiana tra spritz e serate in pizzeria, ripassi in Prato della Valle al sole, spostarsi in bici tutto l’anno, la dolce vita… ecco quello che provo stando qui, e quanto mi piace!

Al giorno d’oggi, le uniche difficoltà che riscontro sono legate al cibo: come fanno gli italiani a comprare gli yogurt per confezioni da due, cioè finiscono subito e poi costano un botto e non sanno neanche di yogurt cremoso…così come i cereali! E’ quasi più semplice mangiare semi per uccelli buoni che non trovare cereali muesli commestibili al supermercato! Due elementi per quali faccio scorta in Francia abbuffandomi di Perle de Lait al coco e portando cereali per 3 mesi!

Per quanto riguarda la parte legale invece, la montagna di documenti, file e soldi che ho dovuto spendere per avere diritto alla residenza me la sarei anche risparmiata… ma non biasimo l’Italia, purtroppo sono le regole – o non leggi – europee che sono in causa e fanno sì che se uno vuole trasferirsi a tempo indeterminato in Italia e in modo legale, tutto diventa complicato, lungo e pesante. Ed ogni tanto, parte lo sfogo su FB: “Certo che per diventare italiano ce ne vuole…tra prefettura e traduzioni, dovrò chiedere un mutuo, senza dimenticare le garanzie economiche che mi chiesero all’epoca per avere la residenza (3000€)!  Tutto questo per cosa, per avere pari diritti con gli altri cittadini italiani, per non dover pagare il massimo delle tasse universitarie, per non dover presentare sempre una montagna di documenti quando ad un italiano basta un foglio, per poter votare nel comune dove vivo e nel paese dove vivo. E per smettere di sentirsi “straniera” perché se guardate bene sui documenti è scritto quello :straniero… 

Io sono EUROPEA, possibile che i miei gatti abbiano un passaporto europeo e noi no? Cioè, nel mondo animale siamo più avanti “nato in Francia” cittadinanza europea… Questo mondo è assurdo!

Insomma se mi va bene tra 2 anni e 6 mesi, circa 1500€ di meno sul conto corrente, forse avrò il privilegio di avere la cittadinanza italiana.”

Ecco insomma, non è sempre facile, ma l’Italia è e rimane la mia ancora, il mio porto, il posto nel quale voglio tornare dopo essere partita a lungo in giro per il mondo, non la Francia.

In tutti i paesi ci sono vantaggi e svantaggi: in Francia si sta bene, ma non è il posto per me, principalmente – e riderete – per via dei francesi! In India mi sono adattata velocemente, un modo di vita diversissimo, il punto era che sapevo che era momentaneo, non ho mai veramente pensato che sarei rimasta là A VITA. Non credo comunque di essere capace di rimanere per sempre nello stesso posto.

Daphne

Avrò passato troppo tempo in Italia forse, ma una volta che ti sei abituato alla gentilezza, all’umanità, al fatto di vivere con una certa nonchalance, è impossibile pensare di tornare indietro. Quindi direi che, da francese sono un po’ “fuori dal comune”, mi trovo benissimo in Italia, e quando capita che incontri ostacoli che mi portano a pensare “ ma chi me lo fa fare?” – come l’esempio della cittadinanza – vado fuori, incontro i miei amici, vado a Trebaseleghe, vedo il mio figlioccio di 7 anni, Matteo, e i suoi genitori ( la mia ex baby sitter Sonia e suo marito Simone), che mi considerano come se fossi parte della loro famiglia, e allora, mi ricordo perché sono qui, mi ricordo perché l’Italia è la mia casa.


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