Mi reputo una persona piuttosto timida, ma lavorandoci sono diventata anche relativamente socievole. Quando conosco gente però sono sempre un po’ titubante nel dover rispondere alla domanda: “ma quante lingue sai?“.

Non mi piace farne una questione di numeri. Cosa ci fa stabilire se una lingua la sappiamo o meno? Se parliamo di lingue acquisite e studiate farei un conteggio diverso da quello della fluenza che percepisco nel parlarle. Io direi che ogni persona ha un proprio modo di rapportarsi alle lingue che conosce.

Ad esempio, io mi sento di sapere lo spagnolo solo dopo un bicchiere di birra (che per quanto mi riguarda aiuta in modo non indifferente ad aumentare la sicurezza nell’esprimersi, almeno per il parlato). Non posso certo dire di sapere anche solo minimamente il polacco, se non mi riesce di mettere insieme una frase e se manco so come si scrivono le parole che sbiascico. Non avrei nemmeno il coraggio di vantare un’esigua conoscenza del persiano (farsi), se, pur dopo un semestre di studio matto e disperatissimo, nella mia testa si è fatta tabula rasa e mi ricordo due parole sconnesse (“grazie” e “insegnante”, ma ovviamente non so come si scrivano). Ci vado cauta anche col portoghese, perchè per quanto mi ringalluzzisca con le lezioni di lingua di Duolingonon credo che se mi trovassi faccia a faccia con un portoghese o un brasiliano riusciremmo a capirci nella loro lingua madre.

Qual è il punto? A cosa serve iniziare a studiare tante lingue o anche solo interessarsene, se poi uno non si sente di poterci fare nulla o non ne vede un utilizzo immediato? Vi svelo una cosa: chiunque senta che stiamo facendo uno sforzo per comunicare nella sua lingua madre o in una lingua a voi comune vi guarderà con rispetto e sarà senz’altro più incline a venirvi incontro.

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Ma ciò che è più importante: tanto più avrete interesse in lingue diverse, quanto più si affinerà il vostro orecchio nel riconoscerle e si allargherà la vostra sfera di conoscenze. Nel contesto pratico abbiamo sì dei limiti di espressione e comprensione in base al nostro livello, ma ho pur sempre ringraziato i miei anni di latino del liceo quando in Kazakistan carpivo le parole russe con origine comune all’italiano.

E ora finalmente, che cos’è un poliglotta? Io credo che una persona poliglotta sia non solo chi dimostra la capacità di padroneggiare svariati idiomi, ma piuttosto chi accetta di immergersi con curiosità nel mondo di una lingua di volta in volta e che di questo riesca a farne suo un pezzetto. Le lingue custodiscono impressioni e ricordi di viaggio. Mi sentirei povera a lasciare un paese senza aver scambiato nemmeno una parola e un sorriso con qualcuno del posto.

Non disdegno di approcciarmi a lingue sempre nuove, anche se ciò non per forza significa che le approfondirò e arriverò a “saperle”. Da un lato credo che ogni volta che si va all’estero sarebbe bene imparare almeno un paio di parole nella lingua del luogo: quanto meno “grazie” e “ciao” non dovrebbero mai mancare nel nostro bagaglio. Dall’altro ovviamente non viviamo sotto una campana di vetro (anche se forse ne siamo convinti) e intorno a noi il mondo brulica di vita e idiomi diversi che possiamo sentire anche sotto casa.

Il mondo è più ricco di quanto sia possibile esprimere in ogni singola lingua (Ilye Priggogine)

Soprattutto, dovremmo provare a tendere un’orecchio e non fermarci al modo in cui una parlata ci suona se non la conosciamo. Per esempio, il fatto che il cinese venga scambiato per un susseguirsi di ching-chung-chang, altri non è dovuto che all’esistenza di suoni che si articolano in modo molto simile (ma che un orecchio non allenato non è in grado di distinguere) e da cui la lingua trae una grande quantità di parole presenti nell’uso comune. Tali suoni si sentono quindi in continuazione in cinese, ma solo per chi se ne interessa e arriva a capirne qualcosa fanno la differenza.

Che il vostro grado di conoscenza di un idioma sia più o meno alto, cercate di essere più poliglotti di quanto non possiate dimostrare sulla carta. Chissà che col vostro interesse o gli incontri che ne verranno, un giorno non ci arriviate davvero!

I limiti della mia lingua sono i limiti del mio mondo (Ludwig Wittgenstein)

Quante più lingue si conoscono tante più finestre si hanno sul mondo: dovremmo darci sempre la possibilità di avere una prospettiva in più a disposizione da cui guardare.


Reprinted with the permission of Fiorella da cronache di viaggi.


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