Ciao a tutti! Sono Stefano, nato a Pinerolo 30 anni fa, di cui 28 vissuti in un piccolo paese della pianura torinese, Cercenasco. Da due anni circa mi sono trasferito in Germania, per la precisione a Schweinfurt (Baviera).

Laureato in Scienze dei materiali, blogger (A spasso tra i giganti), juventino sfegatato, maratoneta (per 7 volte) e appassionato di montagna.

Di cosa ti occupavi nella tua città?

Presso l’azienda (l’unica, peraltro) in cui ho lavorato fino al mio trasferimento in Germania, mi occupavo di analisi di materiali, principalmente acciaio.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero? Non hai pensato di fare lo stesso nella tua città o in Italia?

Un giorno il mio capo mi dice che c’è la possibilità per me di un trasferimento in Germania. Se non quel giorno non fosse arrivato, ora probabilmente non sarei qui a rispondere a queste domande. In definitiva, è stata un’occasione di lavoro a convincermi a lasciare l’Italia.

Trasferirmi all’interno del territorio italiano non mi convinceva molto. A patto di lasciare il mio Piemonte per la Valle d’Aosta o le Dolomiti, dove ci sono le montagne più belle d’Europa.

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia?

Non sono partito con grandi aspettative. O meglio, sapevo che mi sarei trasferito in una grande nazione (dove per “grande” intendo dire ricca di storia, tradizione e cultura), quindi sono partito senza farmi particolari programmi, cercando di prendere il meglio da ogni giorno vissuto qui.

L’unica speranza era quella di formare una famiglia e si, posso dire che con la mia compagna Giulia ce l’ho fatta: convolati a nozze il 28 maggio!

Conoscevi già le lingue straniere?

Solo l’inglese. Col tedesco zero assoluto o quasi, e anche adesso rimane un grosso ostacolo, ma ci sono stati lenti miglioramenti negli ultimi mesi.

Cosa fai adesso?

Lo stesso lavoro che facevo in Italia, figure professionali del mio tipo non sono numerose in Germania.

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Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Logicamente ci va del tempo per comprendere la mentalità di un’altra nazione. Entrare nella testa di un tedesco è un po’ come entrare in un file di Excel: ci sono delle celle, delle formule, e appena si digita qualcosa di errato va tutto fuori posto. Il tedesco è mediamente impreparato alla novità e all’imprevisto e certi atteggiamenti possono risultare incomprensibili per un italiano. Ma ci va solo tempo e pazienza.

Poi c’è la lingua. Una lingua che un emigrato italiano di lusso in Germania (il cestista Niccolò Melli) ha definito “maledetta”. Il problema non è ancora risolto, ma compenso con l’inglese, che qui TUTTI i giovani sanno parlare.

Ti sei integrato in Germania?

Difficile dire se mi senta integrato o no. Io in generale sono contento, quindi posso considerarmi sufficientemente integrato. Ma credo che lo step finale di integrazione sarà raggiunto solamente quando arriveranno i figli.

Cosa ti piace e cosa meno della Germania?

Cosa mi piace: l’attenzione per l’ambiente, la rete di piste ciclabili, il valore che i tedeschi danno al tempo.

Cosa non mi piace: la lingua e gli inverni che durano fino ad aprile.

Ti manca la tua città natale? Cosa o chi?

Mi manca tutto: le strade, le persone, le abitudini. Ma in Germania ho costruito una nuova realtà, assolutamente positiva. Quindi si, posso dire di avere molta nostalgia della mia terra ma anche di sapere che il futuro in Germania può essere altrettanto piacevole. E poi dai, in dieci ore posso tornare alla mia prima casa. E senza dover attraversare l’oceano.

Cosa diresti a chi è rimasto nella tua città natale e quali consigli a chi vuol vivere fuori dall’Italia?

Dico che un’esperienza all’estero è quanto di più bello possa fare una persona, specie se giovane, nella propria vita. Lingua, mentalità, cultura: cambiare nazione (definitivamente o temporaneamente) dà una marcia in più alle persone.

Pensi mai di ritornare un giorno?

Quando fai un salto di questo genere una volta, è molto più facile farlo una seconda e una terza. Quindi non mi pongo limiti o barriere. Potrei ancora cambiare nazione, sono attratto da nazioni vicine come Francia e Austria. Oppure potremmo rimanere qui. Oppure tornare in Italia. C’è un ampio spettro di possibilità. Ma se devo ascoltare il cuore, direi che vorrei tornare un giorno in Italia.

Come e dove ti immagini in futuro?

Non mi immagino in futuro. Non ho voglia di pensare alla mia vecchiaia 😛

Immagini i tuoi figli e nipoti che parlano una lingua straniera anziché l’italiano?

Io spero che possano parlare molte più lingue di quelle (poche) che so parlare io. Le lingue possono aprire porte, a volte anche portoni.

Ma sarò sincero, l’idea di vedere figli e nipoti costruire una famiglia loro in un paese straniero senza mantenere un briciolo di italianità, questo mi preoccupa. Dovremo essere bravi a trasmettere loro il meglio della nostra cultura e tradizione, questa è la vera sfida del genitore italiano all’estero.

La Germania è multiculturale?

Assolutamente si: tantissimi emigrati hanno fissato la loro residenza in Germania e molti di essi ne hanno preso la cittadinanza: basta vedere i cognomi dei giocatori della nazionale tedesca. Su tutti italiani, greci, turchi, polacchi e russi. Inoltre, al contrario di quello che si pensa, la Germania sta aiutando concretamente i rifugiati che provengono dalle zone di guerra, offrendo loro non solo un tetto ma anche corsi di integrazione.

Tuttavia, episodi di intolleranza ce ne sono anche qui, soprattutto in Baviera (dove sostanzialmente nacque e proliferò il partito nazista): la tradizione cattolica e conservatrice sfocia nel fanatismo, con tutte le conseguenze disastrose del caso.

Differenze tra l’Italia e Germania?

Le differenze sono ovunque. Le Alpi segnano un confine non solo geografico ma anche culturale tra l’Italia e la Germania. Al di là del cibo e del meteo, la più grande differenza è la diversa flessibilità mentale tra gli italiani e i tedeschi.


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