Sono Francesca, ho 36 anni, sono originaria di Latina e sono laureata in Economia. Vivo stabilmente a Ginevra dal gennaio 2015, dopo aver lavorato a lungo a Roma ed aver vissuto in precedenza a Londra, dove ogni tanto fantastico di tornare a vivere. Con Ginevra non è stato amore a prima vista, ma mai avrei rinunciato a fare un’esperienza di vita qui, presentandosi l’occasione. A distanza di un anno, posso dire che le voglio bene. Se sarà la mia città definitiva, chi può dirlo.

Per quasi 10 anni ho lavorato per una multinazionale italiana nel settore dell’assicurazione del credito come “policy under writer”, una professione e un’azienda che ho amato a lungo e mi davano la forza per affrontare la vita da pendolare sui treni regionali della tratta Roma-Napoli. Ad ottobre 2014 ho chiesto l’aspettativa e per i primi mesi alternavo un paio di settimane in Italia ad altrettante in Svizzera fino a quando non siamo riusciti a portare con noi Caramello, il coniglio nano che ci fa compagnia da più di due anni.

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero?

L’opportunità di passare da essere dipendente a socio di una nuova azienda che si è presentata a mio marito. Entrambi avevamo un buon lavoro in Italia, ma abbiamo scelto di cambiare registro: io ero stanca della vita da pendolare e avevo voglia di rimettermi in gioco; lui doveva solo cogliere l’occasione che aspettava da un po’.

Cosa ti aspettavi di trovare fuori dall’Italia?

Posso dire quello che volevo trovare qui e che ho trovato: la giusta combinazione di tempo da dedicare al lavoro e alla vita privata, una pubblica amministrazione dalla parte del cittadino, una città vivibile che offra delle opportunità ricreative e professionali.

Conoscevi già le lingue straniere? 

Parlo fluentemente l’inglese, lingua che ho sempre studiato e amato, e un po’ di spagnolo. Mai avrei pensato, fino a qualche tempo fa, che mi sarei trasferita in un Paese francofono: il francese non mi è mai stato simpatico e lo avevo escluso a priori, ed invece..
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Cosa fai adesso?

Lavoro come assistente amministrativa per una società d’informatica. E’ un lavoro flessibile che posso fare da remoto e questo mi permette di lavorare da casa e ritagliarmi il tempo per seguire quotidianamente un corso di francese. Uno stile di vita completamente diverso da quello a cui ero abituata e con il quale devo ancora prendere le misure: mi piace la libertà che mi dà, ma da un lato mi manca un po’ il cameratismo che si crea lavorando in una grande azienda.

Quali sono state le difficoltà iniziali e come le hai superate?

Ginevra è una città cosmopolita, abitata per quasi il 50% da espatriati. Sono arrivata pensando che l’inglese sarebbe stato più che sufficiente a relazionarmi nelle situazioni di tutti i giorni ed invece non è stato così: il francese è indispensabile per non sentirsi tagliati fuori e ampliare il ventaglio di opportunità lavorative.

Nel quotidiano, la cosa a cui ho dovuto abituarmi prima di tutto sono stati gli orari dei negozi. In Italia potevo fare la spesa in qualunque giorno fino alle 21, mentre qui durante la settimana le serrande vengono abbassate al più tardi alle 19 e la domenica è tutto chiuso, come nei giorni festivi. Ho dovuto riorganizzare la mia giornata seguendo ritmi diversi, ma l’aspetto positivo per la società è che i giorni di festa e la domenica lo sono per tutti, da dedicare al riposo, alla famiglia e alle gite fuori porta.

Al primo impatto Ginevra si presenta come una città da cartolina con la faccia da capitale, ma nella realtà è piuttosto piccola. Mi piace l’aspetto cosmopolita, l’efficienza dei servizi pubblici, la fluidità della burocrazia, l’ampia offerta di attività culturali. Le cose che non mi piacciono sono legate ai miei gusti personali: il troppo silenzio delle strade e la sensazione che non succeda mai nulla di nuovo, di improvvisato, quando invece di eventi ce ne sono tantissimi, ma bisogna farci attenzione. Preferisco le città un po’ più caotiche e sfacciate, con una forte personalità, dove però è facile ritagliarsi delle oasi di pace: Ginevra, invece, è un grande salotto elegante dove si parla uno alla volta a bassa voce. Qua mi sento a mio agio ma mi manca ancora qualcosa per sentirmi integrata.

Lavorando a Roma, vivevo la mia città solo il fine settimana. Non mi manca la città in sé, ma i miei amici e, ovviamente, la mia famiglia. Il sapere di poterli vedere in qualsiasi momento, ogni sabato sera. Ma fortunatamente siamo comunque abbastanza vicini e questo mi permettere di essere presente nei momenti importanti senza la necessità di programmare con largo anticipo.

Cosa diresti a chi è rimasto nella tua città natale e quali consigli a chi vuol vivere fuori dall’Italia?

In generale, di partire dopo aver imparato almeno le basi della lingua del Paese in cui ci si vuole trasferire o conoscere quantomeno l’inglese. Nello specifico, arrivare in Svizzera con dei contatti di lavoro sicuri e un bel gruzzolo da parte: il lavoro c’è ma inserirsi non è semplicissimo e il costo della vita è altissimo.

Pensi mai di ritornare un giorno?

L’idea di tornare, almeno per adesso, non mi sfiora. Ci sono stati – e probabilmente ci saranno ancora – giorni in cui non mi sono sentita completa in questa città e mi mancava qualcosa che ho lasciato in Italia, momenti di malinconia inevitabili; come ci sono stati giorni in cui penso di avere tutto quello che desideravo prima di trasferirmi e sento di avere il mondo in mano. Sono più aperta all’idea di un trasferimento altrove, che ad un ritorno a casa: non faccio parte della schiera di espatriati che in Italia non ci tornerebbero mai più, ma la mia voglia di sperimentare nuovi modi di vivere, di scoperta, di resettare tutto e ricominciare, credo mi accompagnerà ancora per lungo tempo.

Differenze tra l’Italia e il Paese in cui vivi?

Fare una lista di differenze o di pregi e difetti dei due Paesi è difficile.

Non esiste il Paese perfetto e probabilmente i difetti verranno fuori con il tempo, ma posso dire che ciò che ho notato subito e apprezzato molto è il rispetto per la cosa pubblica e la fiducia nell’onestà nel prossimo, valori che abbiamo perso da tempo; l’approccio attivo e collaborativo della pubblica amministrazione; il valore che si dà al tempo libero e all’impegno nel sociale; il rispetto per la privacy altrui, l’intolleranza nei confronti dei rumori al di fuori dagli orari consentiti e l’educazione/gentilezza come regolatore di rapporti sociali.


Francesca gestisce il blog “Senza Zucchero”: Viaggio. Fotografo. Racconto. Tra un volo pindarico e uno reale, scopro il mondo bevendo caffé.

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